Vasca monumentale prosciugata al parco da bollette milionarie

Con la privatizzazione delle Municipalizzate il costo dell’acqua divenne insostenibile 

PUNTI DI VISTA



«12 agosto 1944. Il Monumento ai caduti goriziani, morti per la quarta Guerra d’indipendenza italiana, è stato distrutto stamane prima dell’alba, dalla vandalica bestialità di un attentato dinamitardo. L’esplosione è stata così forte che le case hanno tremato e i vetri dei palazzi situati nei pressi dell’artistico monumento, che adesso non è più che un cumulo di macerie, sono andati in mille frantumi... tutti accusano apertamente autori del misfatto i belogardisti o domobranzi e molti opinano che essi lo hanno fatto col tacito consenso dei Tedeschi ai quali un monumento dedicato ai “traditori del 24 maggio 1915” non piaceva troppo...» (Cassandra Pisani, Diari).

Il monumento progettato dall’architetto carrarese Enrico Del Debbio (1891-1973), autore dello Stadio dei Marmi al Foro Italico e realizzato dallo scultore Volterrano Volterrani (1891-1963), carrarese anch’egli e amico dell’architetto, era stato inaugurato l’8 agosto del 1929 alla presenza del principe Umberto, nel 13° anniversario della conquista di Gorizia, mentre il parco invece era già pronto per la posa della prima pietra il 24 maggio 1925, nel 15° dell’entrata in guerra dell’Italia.

Venne progettato dagli Uffici tecnici comunali, tenendo conto della centralità del monumento visibile da qualsiasi punto della raggera di viali convergenti, come dal corso e da via Duca d’Aosta, ma specialmente della funzione evocativa di “Parco della Rimembranza”, dove ritrovare la memoria del passato della città, con particolare sensibilità nell’uso del verde e dei materiali. Come nei cimiteri, che racchiudono il ricordo dei nostri familiari, il semplice fruscio dei passi sullo ghiaino evoca la memoria del passato.

La vasca monumentale, concepita per amplificare la monumentalità del tempietto riflesso nell’acqua, presentava in origine una superficie leggermente increspata, dove pesci e ninfee si trovavano bene come si vede in questa cartolina di Gaetano Lazzaro degli anni Sessanta, dove solo un minuscolo getto ad ombrello serviva per cambiare l’acqua ai pesci.

Una ventina d’anni fa, dopo la privatizzazione delle Municipalizzate e l’arrivo di una bolletta milionaria per l’acqua che non era più gratis, spariscono pesci e ninfee e arriva l’horror vacui di pompe di ricircolo. Con tre potenti getti a schizzo intermittente, di altezza crescente verso il tempietto la notte neanche illuminato, tanto per disturbarne la percezione e col rumore degli scrosci travolgere il silenzio evocativo. —

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