Venticinque anni di “Mosaico” tra salute mentale e servizi

Una realtà molto solida che dà lavoro a oltre 400 dipendenti tra full e part time Il fatturato (dati 2018) ha sfiorato i 9 milioni di euro lavorando sulla solidarietà



È nato nel maggio 1994, come una scommessa: un consorzio formato da tre cooperative sociali, secondo un modello che, in quel periodo, era parecchio diffuso. Se la matematica non è un’opinione per Il Mosaico sono quindi i primi venticinque anni.

A comporlo, agli inizi, c’erano solo tre realtà: La Cisile di Gorizia, la cooperativa Insieme di Monfalcone, entrambe provenienti dal mondo cattolico, e la cooperativa Bassa Friulana di Palmanova.

Assieme si proponevano di soddisfare le molte esigenze del territorio legate al mondo dei servizi. Ora, il numero delle cooperative del consorzio è di dieci, ma qualche anno fa era anche arrivato a quindici. In totale, i dipendenti sono poco oltre 400, tra full e part-time: si va dai 120 circa de La Cisile ai cinque della cooperativa Il ceppo, che gestisce il centro ippico di Mossa. Il fatturato 2018 è stato di 8,7 milioni di euro. Insomma, la scommessa è stata vinta ampiamente, «sempre portando avanti i valori di solidarietà, di centralità della persona e sempre avendo a cura i bisogni della nostra comunità» tiene a sottolineare Mauro Perissini, presidente del consorzio fin dalla sua fondazione.

«Anche se non so se sia un bene o un male essere al vertice da così tanto tempo», scherza lui. Gorizia ospita non solo la sede legale del Mosaico, ma anche il 40% circa delle sue attività e la maggior parte delle cooperative che lo formano. È piuttosto noto, per esempio, che il consorzio, tramite la cooperativa Aesontius, gestisce il Nazareno. C’è poi un altro 20% circa di attività nel resto della provincia, mentre l’altro 40% riguarda la Bassa Friulana e Udine. Soprattutto, Il Mosaico si occupa di salute mentale e di migranti.

«Per quanto riguarda il disagio psichico ci occupiamo, in particolare, di trovare casa, lavoro, relazioni a chi ne soffre, oltre a sviluppare, nei loro confronti, attività sportive, culturali e ricreative - afferma Perissini -. Invece, per quanto riguarda i migranti ci occupiamo soprattutto della loro accoglienza: in sostanza, forniamo vitto, alloggio, assistenza, oltre a un servizio di accompagnamento nelle pratiche burocratiche che devono svolgere. Purtroppo, non posso tacere che, per i richiedenti asilo, rispetto anche a qualche anno fa, non possiamo fare più quanto vorremmo: i corsi di lingue e i programmi di inserimento che organizzavamo, oggi, con le risorse economiche che abbiamo a disposizione, si sono ridotti di moltissimo».

C’era, poi, una terza tranche di attività, quella relativa alla disabilità e al disagio scolastico, che è stata completamente accantonata con l’eccezione di una comunità residenziale a Villesse.

«Si tratta di un settore che siamo stati costretti, almeno per il momento, a ridimensionare visto che la gara d’appalto sui servizi scolastici per la Provincia di Gorizia l’abbiamo perduta».

Capita, in una storia di venticinque anni, di perdere qualche battaglia. Oggi, però, è giorno di festa. —



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