Vesnaver: «Ma il 90% dei colleghi rispetta norme e salute dei clienti»

Il presidente della Fipe circoscrive il fenomeno e bacchetta chi sgarra «Inammissibile ignorare regole e requisiti, anche se si è stranieri» 
Lasorte Trieste 04/08/12 - Camera di Commercio, Expo Mittel School, Vesnaver
Lasorte Trieste 04/08/12 - Camera di Commercio, Expo Mittel School, Vesnaver

Il commento

I numeri dell’operazione portata a termine da Guardia costiera, Polizia locale e Azienda sanitaria non devono trarre in inganno secondo il presidente della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) di Trieste, Bruno Vesnaver: «La stragrande maggioranza dei nostri ristoratori – sottolinea –, più del 90 per cento, conosce e rispetta con la massima attenzione le regole per tutelare la salute dei clienti quando si parla di piatti a base di pesce. Qui c’è una cultura della legalità che si può toccare con mano».

La premessa per circoscrivere il fenomeno è d’obbligo, ma il numero di irregolarità scoperti nelle ultime settimane certifica che ancora c’è chi sgarra o addirittura si dimostra non consapevole delle norme da seguire. E il presidente della Fipe non risparmia le bacchettate: «È semplicemente inammissibile che al giorno d’oggi a Trieste ci siano ancora ristoratori che sembrano ignorare regole e requisiti tecnici per la conservazione del pesce o servono piatti surgelati facendoli passare per pesce fresco. Non ci sono giustificazioni e questo vale anche per gli esercenti non italiani. Nessuna scusa. Anche chi propone una cucina etnica deve adeguarsi, siamo in Italia».

«Lo dico – continua Vesnaver – anche in relazione al fatto che noi ci prodighiamo da anni per fornire informazioni, consulenze e supporto a chi inizia un’attività di ristorazione. Inoltre ci sono a disposizione società specializzate che possono fornire tutti i servizi necessari a garantire che un ristorante sia perfettamente a norma. Un conto è l’errore isolato, che può capitare a tutti, ma qui mi pare siamo di fronte a mancanze che lasciano meravigliati. Impensabile che nella Trieste del 2019 ci sia ancora chi non garantisce la tracciabilità del prodotto ittico nel proprio ristorante».

«Sono finiti, per fortuna, i tempi del pesce “sotto banco” – aggiunge ancora il presidente della Fipe –. Bisogna essere in regola al 100 per cento. Il nostro impegno per contribuire a far rispettare le regole continua e ribadisco che nonostante l’esito di questi ultimi controlli il quadro generale resta rassicurante». —

P.T.

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