Vetture usate a buon mercato Fra i truffati anche 11 isontini

Ci sono almeno 11 ignari acquirenti isontini, 2 giuliani, 13 friulani e 19 pordenonesi tra le centinaia di persone che si erano rivolte a agli autosaloni facenti capo a una società con sede nel Trevigiano che acquistava autovetture usate di medio-grossa cilindrata in Germania, Francia, Spagna e Belgio per poi rivenderle senza versare l’Iva all’atto dell’immatricolazione in Italia. L’evasione complessiva supera il milione e mezzo di euro.

A scoperchiare l’attività illecita è stata la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Treviso. Le Fiamme Gialle, coordinate dal Procuratore della Repubblica Massimo De Bortoli, hanno portato a termine nelle province di Treviso, Padova e Venezia la vasta operazione nei confronti di uno strutturato gruppo criminale, con base operativa nel trevigiano, dedito alla truffa aggravata ai danni dello Stato e al falso ideologico nel commercio di autovetture di provenienza comunitaria.

Oltre 80 finanzieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, disposta dal gip Marco Biagetti nei confronti di 8 persone (un italiano, cinque romeni e due albanesi, tutti da diversi anni residenti in Italia) e un sequestro preventivo di beni immobili, partecipazioni societarie, autovetture, conti correnti, polizze, denaro contante, per un valore complessivo che supera mezzo milione di euro. Contestualmente, sono state effettuate numerose perquisizioni e sono stati acquisiti documenti alla Motorizzazione Civile di Treviso e alcune agenzie di pratiche auto.

Le indagini sono state avviate nel 2019, quando le Autorità fiscali tedesche hanno richiesto, tramite il II Reparto del Comando Generale della Gdf, di approfondire l’attività svolta da uno dei concessionari auto coinvolti, sospettato di essere una “cartiera”, creata al solo scopo di emettere fatture false.

Gli approfondimenti hanno invece consentito di chiarire che l’azienda segnalata, insieme ad altre tre, era pienamente operativa, ma aveva messo in piedi un collaudato sistema di frode ai danni delle casse dello Stato.

Per evitare il pagamento dell’imposta, veniva sistematicamente presentata alle Motorizzazioni Civili di Treviso e Bolzano documentazione falsa (fatture e dichiarazioni sostitutive di atto notorio), dalla quale risultava che il veicolo era stato acquistato all’estero con Iva direttamente dal cliente (all’oscuro della truffa), circostanza che consentiva l’immatricolazione in Italia a nome dei privati e dunque la mancata applicazione dell’imposta dovuta. —



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