Via al processo del medico monfalconese

Autopsie, intercettazioni e una sessantina di testi da interrogare. Si preannuncia lungo e complicato il processo al monfalconese Vincenzo Campanile, l’ex anestesista del 118 accusato di aver ucciso a Trieste nove anziani. Il medico aveva iniettato ai pazienti potenti sedativi, tra cui il Propofol. Iniezioni letali, secondo le accuse formulate dai pm Cristina Bacer e Chiara De Grassi. Si trattava di persone tra i 75 e i 90 anni affette da gravi patologie o colte da repentini peggioramenti che l’anestesista del 118, anziché tentare in ogni modo di salvarli, faceva morire. Questo, almeno, stando alle ricostruzioni investigative. I pm dovranno dimostrarlo nel processo. Nella prima udienza ieri in Corte di Assise (presidente il giudice Giorgio Nicoli, a latere il collega Francesco Antoni), l’imputato non era presente. È difesso dall’avvocato Alberto Fenos. Un’udienza che, come prevedibile nelle battute iniziali, non ha riservato colpi di scena. Ma ha confermato la portata del processo: nelle prossime udienze si attende una vera e propria sfilata di testimoni; una sessantina, come detto, sommando quelli dell’accusa e della difesa. Faranno la loro comparsa i colleghi del dottor Campanile, vale a dire i medici e gli infermieri a conoscenza dei fatti; chi, insomma, ha visto (o sentito) come si comportava l’anestesista. Ecco poi i familiari delle vittime. Perché, questo è fuori di dubbio, qualcuno aveva effettivamente notato qualcosa di strano nel modus operandi del medico. È il caso del figlio dell’ottantunenne Mirella Michelazzi, soccorsa il 3 gennaio 2018 nella casa di cura Mademar. Campanile le aveva somministrato il Propofol, anche dinnanzi alle richieste del figlio che domandava il ricovero della madre. La donna è poi deceduta. È proprio da questo episodio che si erano innescate le indagini. Incrociando le testimonianze dei colleghi dell’anestesista, i pm erano così riusciti a risalire ad altri decessi sospetti avvenuti tra novembre del 2014 e gennaio del 2018. Per individuare le tracce dei medicinali erano state riesumante le salme di cinque anziani non cremati: Egone Schneider (deceduta il 5 gennaio 2015), Nives Parovel (7 novembre 2015), Ersilde Mernik (14 agosto 2016), Maria Kupfersin (27 ottobre 2017) e Mario Palcich (16 novembre 2017). I parenti delle vittime si sono costituiti parte civile. Quatto sono assistiti dall’avvocato Antonio Santoro: i familiari di Michelazzi, Parovel, Palcich e un erede testamentario di Schneider (amico della vittima, incluso nel processo nonostante la richiesta di «estromissione» della parte civile avanzata dall’avvocato di Campanile). L’avvocato Maria Genovese difende i parenti di Kupfersin, mentre l’avvocato Giuliano Iviani quelli di Mernik. L’Asugi, assistita dall’avvocato Giovanni Borgna, è presente nella doppia veste di parte civile e responsabile civile. La prossima udienza, in cui verrà conferito l’incarico a un consulente per la trascrizione delle intercettazioni, è fissata il 30 aprile. —
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