Via libera all’abbattimento di altri cinquanta cinghiali

La decisione della Provincia che ha dato mandato ai cacciatori di eliminare gli ungulati che devastano le coltivazioni. Le carcasse al carnaio di monte Debeli
Di Francesco Fain

GRADISCA. È la determinazione della Provincia numero 649. È intitolata “Attuazione del provvedimento di deroga per il prelievo di esemplari di cinghiali (Sus scrofa). Seconda fase d’intervento”. In cosa consiste? In pratica dà l’autorizzazione all’esecuzione del prelievo di 50 esemplari di cinghiali nel territorio delle riserve di caccia ricomprese nei Comuni di Medea, Farra, Dolegna, Gorizia, Cormòns, San Floriano, Mossa, San Lorenzo, Capriva e Gradisca. «Verrà data priorità di intervento - si legge nella determina - ai cacciatori appartenenti alle sopracitate riserve di caccia, ciascuno per quella di appartenenza e, in caso di necessità, agli altri cacciatori iscritti negli elenchi. Il prelievo avverrà con il fucile a canna rigata: preferibilmente con l’utilizzo di munizionamento atossico ovvero con palla senza piombo e, ove e se necessario, anche con l’uso di munizionamento dissuasivo».

Non solo. La determina della Provincia dispone anche che «le spoglie degli animali abbattuti, qualora non destinate allo smaltimento o alle attività di monitoraggio sanitario, vengano destinate, a titolo di rimborso per l’attività svolta, agli incaricati della deroga stessa, i quali attueranno i medesimi obblighi sanitari sulla spoglia previsti dalla normativa venatoria vigente. Ciascun cacciatore incaricato provvederà, non appena possibile, a comunicare l’avvenuto prelievo al corpo di Polizia locale della Provincia: quest’ultima comunicherà i dati raccolti entro 5 giorni dal periodo di deroga all’Ufficio gestione faunistico-venatoria e risorse naturali».

Ultimo punto: «Le carcasse prelevate dal corpo di Polizia locale della Provincia verranno destinati al carnaio di Monte Debeli qualora per il prelievo - lo specifica la determina firmata dal funzionario Flavio Gabrielcig - siano state utilizzate le munizioni “atossiche”, ovvero vengano destinati allo smaltimento con le procedure normalmente adottate per i recuperi di fauna selvatica».

«Ci concentreremo prima – aveva evidenziato qualche tempo fa l’assessore provinciale Mara Cernic – sulle zone come Piedimonte, Piuma e Oslavia. È importante partire subito in modo da evitare che la proliferazione continui nei prossimi mesi, quando l’attività agricola tornerà ad intensificarsi». Quanto alla gravità del problema-cinghiali a Gorizia e dintorni, l’assessore Cernic definisce «critica» la situazione.

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