Villa Hinke e misteri Riemerge la storia degli ultimi custodi

RONCHI DEI LEGIONARI. Una storia che ha sempre suscitato interesse. Quella della sua costruzione, dei suoi proprietari, delle vicende, anche spettrali, che hanno accompagnato la sua vita. Un’esistenza fatta ora di lento e inesorabile declino, abbandono, trascuratezza. È quella di villa von Hinke, a Ronchi dei Legionari, passata più volte di mano e ora in attesa di un nuovo compratore che abbia il coraggio e le disponibilità finanziarie di ristrutturarla, almeno per quanto si può.
Ma ora la storia si arriccchisce di alcuni particolari raccontati da Pino Tommasini, i cui bisnonni hanno vissuto nell’antica dimora di via D’Annunzio per lungo tempo. Pur non sapendo collocare il tutto con delle date certe, Tommasini ricorda come la famiglia dell’ammiraglio von Hinke aveva alle sue dipendenze per i lavori domestici di servitù e di tenuta del podere agricolo una famiglia di Selz, vale a dire la famiglia Fumis. Si trattava di Luigi Fumis, classe 1862, agricoltore, figlio di Antonio nato nel 1833 e della moglie Maria Moimas, classe 1866. Dal matrimonio nacquero 13 figli, di cui 10 passarono la loro fanciullezza nella tenuta, due morirono prematuramente più una figlia a Staranzano.
«Dalla testimonianza della figlia Erminia - ricorda Tommasini - i Fumis rimasero in quel luogo per 19 anni, seguendo i vari padroni che si erano succeduti, probabilmente dall’anno del loro matrimonio, avvenuto nel 1886 fino a poco dopo la morte dell’ammiraglio, scomparso nel 1904, quando poi si spostarono a Staranzano. Era il 1905». Tommasini mostra una foto, scattata sulla scalinata posta all’ingresso della villa. Porta la data del 1 ottobre 1899 e oltre ai genitori sono ripresi i bambini Giovanna (nata nel 1897), Giuseppe (1891) che morirà quale combattente austroungarico in Galizia, Giovanni (1889), Luigi (1895) , Maria (1892), Angela (1894). Poi arrivarono gli altri fratelli.
«Ho anche raccolto un’altra immagine - continua - non molto nitida e conservata in Brasile da un discendente dei Fumis. Si può vedere la sagoma della villa con all’ingresso, ai lati della scalinata, in piedi Luigi Fumis e la moglie e poi, seduto sul muretto, un ragazzo e sugli scalini davanti all’ingresso altri tre bambini. A livello del terreno, seduti accanto ad un tavolino, ci sono tre persone, probabilmente i padroni della villa». La foto dovrebbe essere stata scattata degli inizi 1900. A quei tempi il luogo dove sorge la villa veniva chiamato La Montagnola. «Tutta la famiglia, in qualche modo - prosegue - veniva coinvolta nel lavoro dell’adiacente campagna e succedeva che qualche volta, al rientro dai lavori, un figlio piccolo venisse dimenticato in mezzo al campo. Si accorgevano solo al momento del rientro a casa e allora, via di corsa a cercarlo».
Successivamente la famiglia si spostò a Staranzano in una casa vicino al “boboler” e attraversò tutte le vicende legate alla prima guerra mondiale. Ma il ricordo di quegli anni vissuti alla villa von Hinke sono rimasti indelebili. Tanto che Maria Pacorig scrisse, nel 1979, una lettera alla sorella emigrata in Brasile. «Carissima sorella Erminia. Adesso, in aprile, dopo 70 anni che sono via della Villa Montagnola dove sono nata. Siamo andati io e Oder con l’auto fino lassù e la fa dolore a vedere tutto abbandonato e tutto ridotto in una boscaglia tutto distrutto. Oder ha fatto della fotografie, così vi mando un paio anche a voi. Questa è proprio la villa von Hinke come è ridotta, tutto così perché il suo figlio rimasto dalla guerra non ha voluto farsi italiano. Saluti a tuo marito e figli Tanti saluti e baci a te. Tua sorella Maria Pacorig».
Una vera e propria reggia all'ingresso della città, con un parco di 8mila metri quadrati, caratterizzata da una vegetazione suggestiva, con tanto di alberi secolari. Un immobile di pregio che, tuttavia, richiede evidenti e consistenti interventi per un adeguato recupero, pur a fronte di valide strutture portanti.
@luca_perrino
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