Villa von Hinke “liberata” ora aspetta un compratore

RONCHI DEI LEGIONARI. Una storia fatta di innamoramenti, come quello di un viceammiraglio della Marina militare austriaca per la nostra terra. Una storia fatta anche di leggende, di spiriti e di fantasmi. Una storia interrotta moltissimi anni fa, quando villa von Hinke, a Ronchi dei Legionari, è stata abbandonata, disabitata e ha iniziato a macinare il suo declino.
Una vera e propria reggia all’ingresso della città, con un parco di 8mila metri quadrati, caratterizzata da una vegetazione suggestiva, con tanto di alberi secolari, catalogata nell’ambito delle ville storiche del Friuli Venezia Giulia. Un immobile di pregio, che tuttavia, richiede evidenti e consistenti interventi per un adeguato recupero, pur a fronte di valide strutture portanti. Strutture che, da qualche giorno, finalmente si possono ammirare. Anche se le fattezze di un tempo sono un lontano e sbiadito ricordo. Da quelli che erano gli eredi di Johan Evangelist von Hinke, ufficiale scomparso il 24 marzo del 1904, la proprietà è passata a un privato. Poi a un altro. È quest’ultimo ronchese, ora, ad aver deciso di ripulire la ricca vegetazione che, per anni, ha celato questo tesoro. Vegetazione che aveva permesso anche la trasformazione della dimora in un rifugio per balordi. Gli atti di vandalismo, negli anni, non si contano. E quella scritta, fatta con la bomboletta spray “Entrata senza uscita”, significa proprio il buio pesto condiviso da chi, qui, ha trovato rifugio per la notte. Ma anche, come si è detto per anni, di chi l’ha scelta pare per riti satanici.
Le tracce di oscure presenze ci sono tutte. Percorrendo il malandato vialetto che conduce alla villa i segni ci sono: indumenti e, poi, bottiglie vuote e avanzi di cibo. La sala d’ingresso dell’edificio, dopo la porta abbattuta, è ancora deposito di immondizie di ogni genere, ma aggirando la villa ecco che, evidente, è il segnale che, di notte, essa si popola. Una stanza, infatti, è stata “protetta” da un’improvvisata tenda, scostando la quale si trovano alcuni materassi e, poi, coperte e altri pezzi di stoffa, che stanno a indicare qualche presenza. La vegetazione nata spontaneamente e senza ordine l’ha nascosta.
Ripulite le siepi e gli arbusti che si trovavano lungo il confine con via D’Annunzio è riapparsa la scritta che mette in vendita questa stupenda proprietà. Chissà mai che davvero qualcuno pensi di farla sua e di donare alla città questa testimonianza del passato. Ci vogliono soldi, però, tanti soldi per recuperare questo immobile.
Nelle mappe catastali datate 1826, su questa zona, compresa la collinetta sulla quale sorge la villa, trovava posto solo una casa colonica di proprietà della famiglia udinese Valentinis. Qualche anno più tardi, nel 1870, il possedimento venne acquistato da un commerciante di Trieste e forse fu proprio lui a far costruire la villa che si sviluppava su due piani, caratterizzata da ampie stanze. Nelle mappe compilate dal catasto austriaco nel 1872 rivelano la presenza di un edificio dominicale attorniato da un grande giardino. Fu don Leonardo Stagni a eseguire, nel 1880, un disegno policromo nel quale si vede la villa ma senza gli alberi che, oggi, sono diventati il suo paravento. Nel 1885, ancora, tutta la zona passa nelle mani di Alessandro Senel che, pochi mesi dopo, rivende il tutto a Francesco Rocco. Nel gennaio del 1891, ancora, l’intera proprietà viene acquistata da Giovanni Presel. Nell’ottobre del 1901, poi, l’atto notarile che certifica l’acquisto della villa e dei terreni da parte di Johan Evangelist von Hinke. Il prezzo venne fissato in 28mila corone.
@luca_perrino
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