VINCE IL NUOVO
Nello Iowa ha vinto chi ha scommesso sulla speranza e sul cambiamento. Se un simile risultato dovesse ripetersi anche martedì nelle primarie del New Hampshire per gli Stati Uniti d’America si aprirà una fase destinata a mutare in maniera profonda consolidati equilibri all'interno dei partiti. Gli elettori sono tornati ad appassionarsi di temi politici e sono accorsi a votare alle primarie come mai avevano fatto in passato. Oltre duecentomila democratici, ovvero il doppio rispetto al 2004, e centomila repubblicani, il trenta per cento in più.
Giovani e donne soprattutto hanno deciso di esprimersi, sottoponendosi alle arcane regole dei caucus, e il segnale è apparso inequivocabile: Obama ha trionfato relegando Hillary a un umiliante terzo posto nella corsa democratica e sul fronte opposto ha prevalso un pastore evangelico ignorato nei pronostici della vigilia. La partecipazione rappresenta il segnale più importante che in America sta prendendo a soffiare il vento del rinnovamento, sia pure in forme contraddittorie, che sul versante repubblicano utilizzano le strategie dell'antipolitica. Ma "che cosa" i cittadini degli Stati Uniti vogliano dagli aspiranti alla presidenza è ormai chiaro dal voto nello Iowa e probabilmente verrà confermato anche nel New Hampshire. Negli Usa lo chiamano "change", ovvero cambiamento. Di stile, di classe dirigente, di sensibilità, di volti, di generazioni. È per questo che Obama si è imposto e a destra un outsider come Huckabee è riuscito a trionfare. Certamente non sarà lui a contendere il 4 novembre l'ingresso alla Casa Bianca a un democratico, ma la tendenza è inequivoca.
Chi vede salire le probabilità di conquistarsi la candidatura sul versante democratico è a questo punto Obama. In modo particolare se riuscirà a evitare le trappole disseminate nel New Hampshire dalla senatrice Clinton. Per la quale il voto di martedì potrebbe essere una sorta di ultimo appello. "Se Hillary non lo ferma in fretta non ha più alcuna possibilità", ha riassunto con sagacia Robert Shrum, lo stratega di tante campagne. Il trionfo di Obama ha radici nelle sue caratteristiche (il discorso pronunciato dopo la proclamazione del risultato nello Iowa è stato definito da tutti i commentatori "degno dell'erede di Kennedy") e nella debolezza di Hillary, a dispetto delle ingenti somme raccolte e investite nella campagna per le primarie. Essere donna è certamente un segnale di novità, ma il suo nome e la sua appartenenza alla premiata ditta "Clinton&Clinton" parlano più di un ritorno al passato che di un balzo verso il futuro.
Si tratta di una macchia incancellabile, destinata a pesare sulla corsa della senatrice verso la Casa Bianca anche se dovesse essere lei a imporsi sul giovane rivale di colore. I repubblicani, a questo punto, devono fare i conti con una salute politica decisamente peggiore rispetto ai loro storici avversari. Huckabee, infatti, a meno di un miracolo, ha ben poche possibilità di arrivare sino in fondo e verrà presto travolto. Ma sul fronte della destra il dramma è che non ci sono candidati in grado di imporsi di fronte all'America. E su questo delicatissimo tema le responsabilità maggiori spettano a Bush e al suo gruppo capitanato dai neoconservatori. Durante due mandati il presidente che sta per andarsene non ha voluto (o potuto) preparare una successione. E oggi i repubblicani sono solo in grado di esprimere figure di secondo piano, senza il carisma della leadership. Un buon motivo per far ritenere alla maggioranza degli analisti che il prossimo inquilino della Casa Bianca sarà un democratico.
Se il vento della partecipazione che ha preso a soffiare nello Iowa non si spegnerà a dover rivedere i suoi piani sarà Bloomberg, il sindaco indipendente di New York che ha deciso per ora di non scendere in lizza, scommettendo sulla paralisi su entrambi i fronti a causa della debolezza dei candidati. Ma le cose stanno andando diversamente e forse, per una volta, Bloomberg ha fatto male i conti. "L'ora del cambiamento è venuta, la gente ha scelto di riprendere in mano il proprio destino", ha detto Barack Obama dopo il voto in Iowa. È probabile che abbia ragione e che per la prima volta gli Usa stiano accarezzando l'idea che a incarnare questo cambiamento siano un uomo di colore o una donna.
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