Violenza sulle donne, «a Monfalcone una nuova convenzione aggiornata alle ultime norme»

Ambito territoriale impegnato a ridefinire la rete di aiuti

Elena Placitelli
La presidente dell'Ambito Ambito territoriale Carso Isonzo Adriatico, Marta Calligaris
La presidente dell'Ambito Ambito territoriale Carso Isonzo Adriatico, Marta Calligaris

Per definire la rete di aiuti alle donne vittime di violenza nel Basso isontino si stringeranno nuove intese fra l’Ambito territoriale socio – assistenziale, il Centro antiviolenza di Monfalcone, Asugi e in generale con le altre realtà locali attive per la causa. La necessità di stipulare una nuova convenzione, i cui tempi di maturazione non sono ancora ufficiali, deriva dal quadro normativo, oggi profondamente cambiato. Il Protocollo che metteva nero su bianco procedure e competenze risale infatti al 2017: è da considerarsi ormai obsoleto e va aggiornato. Era stato il Centro antiviolenza di Monfalcone, gestito dall’associazione “Da donna a Donna” a chiederne il rinnovo all’Ambito territoriale di riferimento, facendo leva su quanto fatto nell’Alto isontino e anche sulle sollecitazioni avanzate dalla Prefettura in tal senso.

La nuova convenzione

Violenza sulle donne, «Nel Monfalcone l’intesa per la rete di aiuti ancora non c’è»
Una manifestazione dell'associazione "Da donna a Donna". Foto Bonaventura

Adesso l’Ambito territoriale Carso Isonzo Adriatico risponde con una nota firmata dalla presidente Marta Calligaris. Per quanto «dal 2017 il rapporto operativo sia proseguito negli anni, attraverso il costante raccordo tra i servizi sociali dell’Ambito e il Centro antiviolenza», è ormai «necessario aggiornare gli strumenti che formalizzano le collaborazioni affinché siano coerenti con la normativa vigente e con l’attuale organizzazione della rete». In quest’ottica, l’Ambito ha proposto di «lavorare alla definizione di nuovi atti di collaborazione, che possano valorizzare l’esperienza maturata in questi anni e disciplinare in modo aggiornato e trasparente le modalità di collaborazione, accoglienza e residenzialità temporanea».

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Il consigliere regionale della Lega Antonio Calligaris

La rete necessaria

La presidente Calligaris concorda sulla necessità di «costruire e mantenere una rete solida, integrata e capace di mettere in comune competenze, professionalità e risorse». Rimane dunque ferma la volontà dell’Ambito di collaborare con l’associazione “Da donna a Donna”, «che è piena e non è mai venuta meno».

E lo stesso vale per la collaborazione «con Sos Rosa (operativa a Grado oltre che a Gorizia, nda), con Asugi, con i consultori familiari e con tutti i soggetti che, a diverso titolo, operano nella prevenzione e nel contrasto della violenza sulle donne». «Serve la capacità di mettere a sistema ciò che ciascuno può offrire, per garantire alle donne vittime di violenza e ai loro figli protezione, sicurezza, sostegno e la possibilità di costruire un percorso reale di autonomia».

L’attività

Per quanto riguarda l’attività svolta dall’Ambito, la presidente annovera i quindici progetti di aiuto personalizzati che sono stati messi in campo nel 2025 in collaborazione con i centri antiviolenza e con il consultorio familiare di Asugi per consentire collocamenti nelle strutture di protezione e attivare ulteriori interventi di sostegno. I 329 mila euro spesi per questo fine vanno a sommarsi ai 380 mila euro già spesi quest’anno per quindici collocamenti. Se è vero che la primissima fase di emergenza è a carico del centro antiviolenza, l’accoglienza di una donna in una casa protetta è invece a carico dell’Ambito di riferimento per il Comune dove l’assistita risiede. «A queste risorse» riprende Calligaris «si aggiungono contributi economici, percorsi formativi e tirocini, interventi di sostegno alla genitorialità, servizi educativi e di accompagnamento per l’accesso alle misure di sostegno nazionali e regionali». Calligaris conta inoltre 65 minori vittime di violenza che nel 2025 sono stati seguiti dal servizio sociale dell’Ambito. Servizio sociale, che, nei casi disposti dall’Autorità giudiziaria, «ha poi accompagnato i minori alle visite con il genitore maltrattante».

La spesa

Nel dibattito interviene anche il Comune di Monfalcone, con il sindaco Luca Fasan, che rimarca come la spesa corrente complessiva per gli interventi sociali arriverà nel 2026 a quasi 30 milioni di euro, «il 40% del totale delle disponibilità di bilancio, con un aumento di oltre 11 milioni in dieci anni». «Questi dati riflettono eloquentemente l’attenzione dell’ente nei confronti dei soggetti deboli, fra i quali assume particolare rilievo la tutela delle donne vittime di sopraffazioni. Com’è noto, la città vive una condizione particolare e ciò si riverbera in particolare in quelle situazioni che riguardano le minorenni».

 

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