Virus, la Slovenia in lockdown per 15 giorni

LUBIANA La Slovenia nella lotta contro il Covid-19 sceglie la linea dura e da domani sarà lockdown come in primavera. Fermi i mezzi pubblici, divieto di assembramento per più di sei persone sia nei luoghi pubblici che privati (limite che decade solo per i familiari), divieto di spostamento fuori dal proprio Comune di residenza se non per motivi di lavoro o sanitari, la scuola funzionerà solo a distanza con lezioni sul web, anche chi possiede immobili o barche in un Paese in zona rossa dell’Ue o dell’area Schengen (leggi Croazia in primis) dovrà fare la quarantena al rientro in patria. Per i lavoratori transfrontalieri rimane la libertà di transito, ma solo per complessive 14 ore, idem per chi entra per affari, ma il tempo concesso è di 12 ore. Chi attraversa il confine per urgenti motivi di famiglia infine potrà usufruire di 72 ore franche da quarantena. Limiti validi da e per la Slovenia. Da ieri anche tutta l’Italia, compresa la Calabria, è zona rossa.
Resta la possibilità di transitare in 12 ore attraverso il territorio nazionale sloveno, il che significa che un italiano può recarsi in Croazia e viceversa. Tutte queste restrizioni partono da oggi, da lunedì prossimo invece chiuderanno tutti i negozi eccetto quelli di alimentari, le farmacie, le banche, la posta, le edicole, i gommisti, i benzinai, mentre potranno lavorare anche gli spazzacamini vista la stagione cui andiamo incontro. Resteranno aperte le grandi industrie strategiche per il Paese all’interno delle quali comunque andranno applicate tutte le necessarie misure di sicurezza anti Covid e i cantieri edili che non operano in luoghi potenzialmente affollati, ossia nei centri cittadini. Tutti questi provvedimenti rimarranno in vigore per 14 giorni al termine dei quali il governo valuterà la situazione sanitaria del Paese e qualora vi fossero parametri positivi si potrebbe andare verso un graduale allentamento dei divieti.
L’annuncio è avvenuto ieri pomeriggio alle 17 in una conferenza stampa a cui hanno preso parte il ministro della Sanità Tomaž Gantar e quello degli Interni Aleš Hojs al termine di una lunghissima seduta di governo. È chiaro che ha prevalso la linea dura del responsabile della sanità slovena spalleggiato anche dal Comitato di esperti per il Covid-19 operativi presso il ministero della Salute. «I numeri non ci lasciano altra scelta ha detto Gantar, dobbiamo cercare di fermare i contagi ed evitare che il sistema sanitario nazionale collassi sotto la valanga di ricoveri e di terapie intensive».
«E quella scelta oggi è l’unica via percorrible - ha puntualizzato - non è una peculiarità della Slovenia, ma un procedimento seguito in tutta Europa». Nelle ultime 24 ore in Slovenia ci sono stati 1.925 contagi su 6.767 tamponi effettuati, il che significa che il 28% dei test è risultato positivo. Anche questo parametro assieme al fatto che attualmente i ricoveri per Covid sono 1.210 di cui 200 in terpatia intensiva, che 41 persone sono morte per coronavirus in un giorno solo, cifra record per la Slovenia, e che nel Paese una persona su 22 risulta positiva hanno fatto sì che venisse approvata la linea dura del ministro Gantar che ieri pomeriggio si è giocato una buona fetta di popolarità annunciando le pesanti restrizioni, ma che forse salverà vite umane. In fondo lui è un medico e come tale ha agito anche ieri in sede di consiglio dei ministri.
Breve il “passaggio” del ministro degli Interni Hojs che ha molto sottolineato il divieto di assembramento per più di 6 persone, a conferma che nessuna manifestazione pubblica sarà tollerata, come ad esempio avviene ogni venerdì da mesi a Lubiana contro il governo Janša ad opera del Movimento delle biciclette, ma ha voluto anche ribadire come il governo permette il funzionamento di Parlamento e partiti politicie tribunali, quindi nessuna svolta autoritaria. Bontà sua. Anche se excusatio non petita... —
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