«Visto stramazzare al suolo all’improvviso»

Dirigenti e compagni: era uno che faceva gruppo e che si allenava scrupolosamente

L’arresto cardiaco purtroppo spesso non dà avvisaglie. Si può fare un elettrocardiogramma e apparire sani e dopo mezz’ora andare a fare una corsa o una partita di pallone ed essere preda appunto di un infarto. E’ capitato ad atleti professionisti e super controllati e capita anche a livello dilettante e amatoriale. Questa volta a farne le spese è stato Andrea Miorin, un quarantatreenne ben voluto da tutti quelli che lo conoscevano. «Una persona stupenda e squisita. Una vera tragedia», dice Massimo Romita, ex vice sindaco di Duino Aurisina che appena ricevuta la notizia è rimasto senza parole: giocavano assieme nell'Ajser. E' ancora sotto choc Giorgio Bernobich, anch'esso suo compagno di squadra, che è stato uno di quelli che hanno tentato invano di rianimarlo, e che racconta quei brutti momenti: «Ricordo che dopo un calcio di punizione se ne tornava tranquillamente verso il centro del campo e all'improvviso è stramazzato al suolo. Abbiamo capito subito la gravità del fatto e abbiamo cercato di aiutarlo con una respirazione bocca a bocca e con un massaggio cardiaco. Ma purtroppo non è servito. Poi è arrivata l'ambulanza che per quaranta minuti ha tentato l'impossibile, abbiamo tutti sperato in un miracolo che però non è arrivato. Eravamo super amici da sempre e non riesco ancora a rendermi conto che Andrea non ci sia più».

Così Lorenzo Giorgi, uno degli organizzatori della manifestazione: «Nella veste che ricopro non posso che mettermi a disposizione per qualsiasi aiuto alla famiglia. In particolare sarò vicino per quel che riguarda le pratiche assicurative. Il torneo è organizzato dall'Msp Italia che rilascia le assicurazioni attraverso la Chartis. Per un caso di decesso l'indenizzo previsto è di 100.000 euro». Sconvolto Corrado Clementin, dirigente del Turriaco, società di Seconda categoria in cui militava Miorin fino a qualche mese fa: «Sono stato uno dei primi ad avere la tragica notizia perchè un addetto del 118 accorso in campo è amico di mio figlio e mi ha subito avvisato. Di lui ho ricordi a dir poco stupendi, era uno che faceva gruppo a cui non si poteva non voler bene. Prima che un atleta era un vero uomo, un professionista esemplare anche se parliamo di calcio dilettantistico. Non mancava mai agli allenamenti nonostante avesse diversi anni in più degli altri. Nel corso dell'ultima estate aveva deciso di smettere con i dilettanti ma nonostante ciò aveva fatto qualche allenamento con noi nella preparazione precampionato. Spesso veniva a trovarci in campo e anche domenica è stato con noi, assieme alla moglie. Abbiamo mangiato salame e grigliata fino dopo le 20. Un pomeriggio che, anche alla luce di quanto accaduto la sera successiva, non dimenticherò facilmente».

Massimo Umek

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