Zagabria dà il via al progetto di rilancio della ferrovia istriana

Il ministro Butković e la società di gestione firmano l’intesa Allo studio il potenziamento del trasporto delle merci
Valmer Cusma

pola

Primo passo verso l'atteso progetto di rilancio della ferrovia istriana che va dal confine con la Slovenia fino a Pola: 90 chilometri costruiti nel 1876 ai tempi dell'impero austroungarico. Il ministro delle Infrastrutture Oleg Butković e Ivan Krsić, presidente del consiglio d'amministrazione di Hz Infrastruktura - la società che gestisce la rete ferroviaria in Croazia - hanno firmato l'accordo per l’elaborazione dello studio sull’ammodernamento della linea: il budget ammonta a 430 mila euro. «Lo studio - ha spiegato Krsić - indicherà le possibilità di realizzazione del progetto, indicando le varianti che possono essere esaminate e la possibilità di rilanciare il trasporto merci su rotaia, in funzione delle esigenze dell'industria, dell'imprenditoria e del commercio nella penisola». Al contempo - ha aggiunto - l’elaborato costituirà la base della documentazione con cui richiedere a Bruxelles finanziamenti europei.

Butković ha sottolineato come nella penisola istriana si stia investendo molto nelle infrastrutture del trasporto soprattutto stradale: una dinamica, ha annotato il ministro, che dovrebbe essere applicata anche al trasporto su rotaia.

Lo studio dovrebbe essere portato a termine nell'arco di un anno. Al momento lungo la ferrovia istriana transitano una ventina di treni al giorno, e quelli adibiti ai passeggeri sono composti per lo più da un solo vagone con poche persone a bordo. La tratta ha conosciuto il momento di maggior vigore alla metà degli anni Ottanta dello scorso secolo, quando il numero annuo di passeggeri si aggirava attorno ai 900 mila e si guardava con grande favore al trasporto su rotaia per tutta una serie di fattori: la crisi petrolifera, i buoni collegamenti con la Croazia interna attraverso il territorio sloveno e l'inadeguata rete stradale che nell’allora Jugoslavia non permetteva viaggi comodi e relativamente sicuri in automobile. Gradualmente il numero dei passeggeri è sceso fino a toccare, oggi, quota 240.000. Il declino si è manifestato a partire dagli inizi degli anni Novanta, con la nascita degli stati indipendenti sorti dalla disgregazione della Jugoslavia. La ferrovia istriana a quel punto è diventata praticamente un binario morto, visto che per i collegamenti con gli altri Paesi era necessario attraversare il territorio di quello che era divenuto un altro stato, la Slovenia, con tutto ciò che questo comportava i termini di formalità e controlli doganali. Sul declino della ferrovia istriana hanno influito anche la privatizzazione di inizio Anni Novanta, e in tempi più recenti la chiusura di diverse fabbriche e il fallimento del cantiere navale Scoglio Olivi, i cui operai viaggiavano per lo piu' in treno. —



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