Addio Negrelli storico della libertà

Ieri a Trieste i funerali, aveva 76 anni
Di Giuseppe Trebbi

di GIUSEPPE TREBBI

Si sono tenuti ieri, con semplicità e in forma laica, i funerali dello storico triestino Giorgio Negrelli, deceduto all'età di 76 anni. La personalità dello scomparso è stata brevemente commemorata da Elvio Guagnini e Claudio Magris, che hanno voluto rievocare, più che il collega nell'insegnamento universitario, l'amico carissimo.

La vita di Giorgio Negrelli, professore emerito di Storia delle Dottrine Politiche alla Facoltà di Lettere dell'Università di Trieste, fu profondamente segnata nella prima infanzia dalla Seconda guerra mondiale: la madre, che aveva aderito alla Resistenza, fu tra i partigiani trucidati dai nazisti nell'eccidio di via Ghega dell'aprile 1944.

Il ricordo di questi fatti fu certamente tra le motivazioni profonde del costante impegno civile di Giorgio Negrelli in difesa dei valori della democrazia e della Resistenza. Suscitò in particolare un certo stupore fra i colleghi accademici il fatto che uno studioso di così alto valore scientifico e già affermatosi a livello nazionale (era tra l'altro membro del Comitato scientifico della prestigiosa rivista "Il Pensiero Politico") investisse intorno al 1990 anni interi di lavoro nella produzione di un manuale di storia per i licei, il Manuale di storia della civiltà. In realtà quel suo corso in tre volumi era destinato più agli insegnanti che agli allievi, ed ebbe lettori più nelle Università che nelle scuole superiori: a Roma, lo storico contemporaneo Carlo Ghisalberti lo prescrisse ai propri studenti migliori. Si trattava infatti di un fondamentale strumento di comprensione della storia della civiltà europea e mondiale tra Medio Evo ed età contemporanea, in cui si potevano cogliere alcuni dei principali interessi dello studioso, come la rara competenza nel trattare le vicende mitteleuropee e la sincera preoccupazione per il travagliato cammino della democrazia contemporanea (una angoscia che riappare fin dal titolo del volume 1990-1995: anni allo sbando, pubblicato a Udine nel 1996).

Come storico di Trieste, Negrelli fu vicino agli studiosi che sulle orme di Nino Valeri, ne rinnovarono l'interpretazione, superando i vetusti schemi irredentistici e nazionalistici, nel secondo dopoguerra: pur con una sua precisa nota di originalità, la sua produzione scientifica si può ricollegare all'opera di autori come Elio Apih, Salvatore Francesco Romano e Arduino Agnelli, oltre ai già ricordati Guagnini e Magris.

Il capolavoro storiografico di Negrelli è forse il volume “L'illuminista diffidente: Giuseppismo e Restaurazione nel pensiero politico di Antonio de Giuliani”, biografia del maggiore illuminista triestino, pubblicata da Il Mulino nel 1974. Ma non si possono dimenticare altri lavori di largo respiro, precedenti e successivi a quella data: dall'opera d'esordio, lo studio del 1968 “Storicismo e moderatismo nel pensiero politico di Angelo Camillo De Meis”, ai maggiori studi di storia triestina, come “Comune e Impero negli storici della Trieste asburgica” del 1968, “Al di qua del mito: diritto storico e difesa nazionale nell'autonomismo della Trieste asburgica” del 197. 8. Fondamento dell'interpretazione di Giorgio Negrelli è l'idea che l'autonomismo abbia rappresentato nella storia di Trieste soprattutto un "mito", utilizzato in vario modo, a seconda delle circostanze storiche, dai ceti dirigenti locali, che spesso distorsero e strumentalizzarono sia il concreto svolgimento della storia di Trieste, sia il pensiero dei primi difensori dell'autonomismo, come Domenico Rossetti. In questo senso, anche l'irredentismo, pur trattato con attenzione e rispetto, finisce col rivelare il proprio inevitabile collegamento, certamente non diretto e immediato, con le concrete esigenze politiche e sociali dei liberali nazionali della fine dell'Ottocento e del primo Novecento. In questo filone di studi si colloca anche l'introduzione a La Favilla (1836-1846): pagine scelte tratte dalla rivista, del 1985. Pienamente giustificata dall'importanza storica del periodico romantico, questa antologia è anche un segno degli interessi letterari di Negrelli, più apertamente dispiegati in “La seduzione e altri racconti”, pubblicati nel 2015 dalla Lint con prefazione di Claudio Magris.

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