Afro Basaldella, cinquant’anni dopo: il Castello di Prampero riapre l’«Atelier del Silenzio»

Tra musica, arte e memoria, Magnano in Riviera omaggia il grande pittore nell'antica dimora. Un evento che celebra anche la rinascita dal terremoto del 1976

Isabella Reale

Esattamente cinquant’anni dopo la sua scomparsa, avvenuta il 24 luglio 1976 in Svizzera, e nel luogo eletto dall’artista per lavorare in piena serenità nei suoi rientri estivi in Friuli, venerdi alle 21 al castello di Prampero sarà la musica a ricordare Afro con le note del Quartetto Stradivarius, una delle più autorevoli formazioni cameristiche della nostra regione, composto da Annalisa Clemente, Cristina Nadal e da Caterina e Stefano Picotti, per la cronaca figli del maestro Carlo Picotti, legato da lunga amicizia con i Basaldella, in una serata che intreccia memorie, arte e rinascita. E nelle stesse sale rende omaggio alla sua arte una mostra aperta fino al 13 settembre (ingresso gratuito con visita su prenotazione previa registrazione su eilopass. it), dal titolo Afro Basaldella al Castello di Prampero: l’Atelier del Silenzio, promossa dal Comune di Magnano in Riviera attraverso la fondazione Syncretika Arte e Cultura.

L’niziativa ha la doppia valenza di ricordare anche i 50 anni dal terremoto del 1976, e la rinascita di questa antica dimora, il cui anno di fondazione risale al 1025, quando il patriarca Poppone concesse il feudo ai bavaresi di Prampero. Dunque un luogo che ha superato i mille anni di storia e tutt’oggi appartenente alla stessa famiglia che se apre le sue sale al pubblico, dopo un lungo, complesso e magistrale restauro e parziale ricostruzione a seguito dal sisma del 1976, lo deve alla tenacia e alla fede nella cultura come risorsa degli attuali proprietari, Pietro Enrico di Prampero e Marisanta di Prampero de Carvalho.

Il castello era in stato di abbandono quando Afro chiese di acquistarlo e sicuramente venne ispirato dall’antica amicizia con Maria Perretti di Prampero, pittrice di talento figurativo e mecenate dei Musei udinesi, amicizia testimoniata anche da una corrispondenza epistolare che lascia trasparire la stima e l’affetto della nobildonna nei confronti del più giovane Afro, iniziata con la mostra Sindacale udinese del 1931, dove si trovarono a esporre insieme, e che è parte fondante della mostra stessa. Si optò per un affitto con un accordo che ne previde la ristrutturazione affidata da Afro agli amici architetti Nani e Gino Valle, e ancora oggi, come racconta l’assessora alla cultura Luciana Idelfonso in un video girato da Antonia Pillosio in onda in questi giorni sui programmi regionali della Rai, la presenza dell’artista è ricordata con simpatia dalla comunità di Magnano.

Afro ne fece dunque, dall’autunno del 1961, la sua dimora friulana nei rientri estivi dalle lunghe permanenze negli Usa e all’estero, e oltre ad ampi spazi per dipingere, qui ritrovò nella sua pittura quella luce magica che già aveva illuminato qualche secolo prima i cieli affrescati da Tiepolo sulle pareti del palazzo Patriarcale di Udine.

In realtà il legame tra Afro e la sua terra non si era mai allentato, radicandosi in una straordinaria storia famigliare, nel padre Leo, decoratore e freschista accanto allo zio Remo abile orafo, e soprattutto nella madre Virginia, consapevole del dono di un talento naturale condiviso con i fratelli Dino e Mirko, rispettivamente nati a Udine nel 1909 e nel 1910, mentre Afro, ultimogenito, era del 1912. Cresciuti tra l’odore di trementina e modellando la mollica del pane, i tre appena adolescenti si erano ricavati uno studio di pochi metri sopra il negozio di verdure della madre, nella popolare Udine di via Anton Lazzaro Moro. Rimasta vedova già nel 1918, per malattia contratta da Leo in guerra, Virginia diede tutta sé stessa per farli studiare, fiduciosa e consapevole di avere tra le mani tre figli di genio.

Afro ha solo sedici anni quando nel 1928 fonda insieme ai fratelli la Scuola Friulana d’avanguardia, dimostrando di aver già fatto la sua scelta, non il livellante Novecento ma una vita di ricerca, di sperimentazione, forte di una straordinaria abilità figurativa, coltivata sullo studio degli antichi maestri, con un debole per il primato veneziano del colore, che gli permetterà nel 1930 di vincere la borsa di studio Marangoni di Udine e di andarsene a Roma, tornando comunque in Friuli per importanti commissioni decorative, dal Collegio ONB, alle tempere di Casa Cavazzini, al Pannello della Resistenza del 1948, fino al murale, ormai pienamente informale, raffigurante il Porto a New York, del 1955, per il palazzo Inail di piazza Duomo.

E se il paesaggio friulano, i suoi colori e le sue stagioni, evocato non più raffigurato attraverso il filtro della memoria e affidato alla pura emozione del colore e del gesto, hanno sempre suggestionato l’immaginario di Afro, si pensi a capolavori come Agosto in Friuli del 1952, Notte a Faedis del 1953, o, nel 1958 Villalta, qui, nelle spaziose sale del castello di Prampero, hanno visto la luce capolavori assoluti che attestano la sua visione della natura del Friuli rappresentandolo nelle più prestigiose mostre internazionali, come Madonna di Monte, Magnano in Riviera, alla Rocca di Susans, del 1963.

La mostra propone dipinti, arazzi, mosaici, e soprattutto suggestivi allestimenti con gigantografie di Afro in posa per grandi fotografi, molte risalenti al 1965 all’obiettivo di Zannier per la rivista Ferrania. E grazie alle nipoti Serena e Caterina Basaldella figlie di Dino, le foto più intime e famigliari di questi soggiorni sono state raccolte nella pubblicazione Album di famiglia, edita dalla Gamud nel 2007, anche a raccontare il piacere e il valore dell’amicizia per Afro, in particolare grazie all’architetto Alberto Zanmatti, compianto autore di magistrali allestimenti di mostre d’arte, e titolare dell’omonima cattedra alla facoltà di architettura di Roma. Lo testimoniano le tante immagini conviviali proprio scattate in castello, insieme a Dino, all’architetto Fernando Anichini, o all’amico di una vita, Aldo Merlo, punto di riferimento e di contatto con l’ambiente udinese. E sempre dall’Album di famiglia, l’ultima fotografia immortala i tre fratelli stringersi, sullo sfondo della loggia del castello, alla madre Virginia, nel settembre del 1969, sempre più fragile e minuta ma vero perno del destino straordinario d’arte dei tre magnifici e solo pochi mesi dopo, Mirko il 25 novembre, finirà i sui giorni a Boston.

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