Ammaniti porta in tv il mondo dei bambini sopravvissuti al virus

ROMA
«Ci tengo a dire che il libro era nato da un'idea distante e ben precisa: come sarebbe un mondo di bambini senza adulti, se la caverebbero? È vero, ci sono delle coincidenze: Anna è ambientata nel 2020, ma non ha attinenza con il Covid. Il fulcro propulsivo sta nella tenacia, nella speranza, nella voglia di farcela, che muove tutto». Così Niccolò Ammaniti spiega come è nata l'idea della serie tv Anna (i sei episodi saranno disponibili su Sky Atlantic e su Now dal 23 aprile) tratta dal suo romanzo omonimo del 2015 edito da Einaudi, una serie Sky Original prodotta da Wildside, società del gruppo Fremantle, in coproduzione con Arte France, The New Life Company e Kwà.
Il punto di partenza è un'epidemia, “la Rossa” («ma è su base dermatologica, che ho immaginato basandomi sui miei studi di biologia», dice l'autore e regista), che colpisce tutti gli adulti del mondo, uccidendoli. Solo i bambini fino all'età della pubertà sembrano esserne risparmiati. In realtà, ciò su cui Ammaniti punta soprattutto è il rapporto dei piccoli verso il mondo “grande” e la loro capacità di resilienza. Il mondo dei bambini selvaggi, quello risultato dalle conseguenze de “La Rossa”, contempla anche Anna - l'esordiente Giulia Dragotto - che vive nel Podere del Gelso, in Sicilia, con il fratellino, Astor (Alessandro Pecorella), che la quattordicenne cura seguendo tutte le istruzioni che la madre (Elena Lietti) le ha lasciato nel Libro delle Cose Importanti, quando il piccolo viene rapito.
Parte il viaggio avventura di Anna alla ricerca del piccolo, un percorso di vita: così l'impatto con i Blu, comunità alla cui testa c'è Angelica (Clara Tramontano), perfida regina che trattiene Astor e La Picciridduna-Katia (Roberta Mattei), un adulto ermafrodita sopravvissuto alla tabula rasa «dei grandi», che parrebbe possedere il potere di salvare dal virus. «Dopo aver chiuso il romanzo ho passato anni pensando a questa storia - sottolinea Ammaniti - alla vicenda di questa ragazzina in questo mondo in cui diventa madre senza esserlo, superando i limiti di un luogo senza senso. Poi ne ho parlato a Mario Gianani, che aveva i diritti del libro, e siamo arrivati a parlare di una serie corale». —
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