Corpi, memorie, identità. Lo sguardo del Giappone sul mondo contemporaneo

Al Magazzino delle Idee di Trieste il racconto attraverso foto e video di 16 artisti nipponici 

Uno scatto di Higurashi Asakai
Uno scatto di Higurashi Asakai

La cultura giapponese sta coinvolgendo sempre di più l’interesse e lo sguardo degli occidentali, chiamati probabilmente dalla necessità di esplorare una realtà che appare sfuggente, una dimensione altera, determinata spesso da paesaggi naturali minimalisti ed estetici, attenti all’essenziale. Per quanto si reputi che il Giappone sia una cultura diventata al mercè di tutti, esiste una visione ancora poco esplorata che non si riferisce soltanto all’antica tradizione nipponica, ai giardini di ciliegi in fiore, alla storia dei Samurai o alla filosofia dell’alimentazione, ma si apre a una contaminazione globale che l’arte contemporanea giapponese esplora attraversi i suoi artisti e ne porta alla luce un dialogo sempre più intrecciato con l’Occidente. In questa direzione arriva a Trieste la mostra “Japan: corpi, memorie, visioni” che verrà aperta al pubblico sabato 14 febbraio al Magazzino delle Idee di corso Cavour 2, visitabile fino al 7 giugno. La mostra è curata da Filippo Maggia e Guido Comis ed è organizzata da Erpac – Ente regionale per il Patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia.

"Body Letter", series, di Ryoko Suzuki
"Body Letter", series, di Ryoko Suzuki

L’esposizione mette in dialogo 16 artisti contemporanei giapponesi di fama internazionale che attraverso l’arte dell’immagine, offrono una panoramica di ampio raggio sull’attuale scena fotografica e video nipponica. Non più soltanto l’antica tradizione del Giappone è al centro della ricerca artistica, ma anche l’urgenza di una rilettura della contemporaneità più recente nei confronti di un intero costrutto sociale come focus d’attenzione da parte degli artisti coinvolti. Attraverso un dialogo interdisciplinare, i temi salienti riguardano le questioni di genere, la quotidianità della cultura nipponica, le nuove generazioni e l’imminente richiesta da parte di un’intera società di interrogarsi attraverso il corpo, visto come mezzo politico e non più soltanto come strumento fisico limitato a un’estetica tradizionale.

Tokihiro Sato, "Hachinohe Magic Lantern" series, On The Rocks #13
Tokihiro Sato, "Hachinohe Magic Lantern" series, On The Rocks #13

Sono tre i grandi temi che l’esposizione affronta in modo trasversale: una prima sezione è dedicata alla

“Memoria e Identità”, questione che mette in luce gli sguardi di Noriko Hayashi e Tomoko Yoneda, i quali rileggono la storia giapponese recente con un approccio documentaristico, mentre Susumu Shimonishi riflette sulla continuità e sulle fratture del passato. Allo stesso modo, la seconda sezione che coinvolge il corpo come mezzo d’esplorazione sociologica e artistica esprime il massimo con le opere delle due fotografe Aya Momose e Ryoko Suzuki, le quali si occupano rispettivamente di esplorare la complessità della comunicazione sulle questioni di genere, sulla sessualità, sulla violenza e sulla pressione sociale esistente nel mondo del femminile. La terza e ultima sezione, invece, si concentra sulla “Realtà e Visione”, ovvero un dialogo a immagini tra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo attraverso le opere di Hiroshi Sugimoto, considerato un maestro nel rendere il tempo materia tangibile, Tokihiro Sato che esplora il reale utilizzando scenografie luminose e le grandi visioni di Risaku Suzuki, che porta la foresta come luoghi di sospensione con i quali siamo chiamati a fonderci.

Aya Momose, Social Dance
Aya Momose, Social Dance

La fotografia giapponese contemporanea, dunque, indaga temi spesso considerati erroneamente di matrice occidentale, dimostrando in questo modo come ogni cultura nell’attualità globale si contamini e si rifletta l’una nell’altra. “Riconosciuta sin dagli anni Trenta del secolo scorso come una delle scuole fotografiche più importanti a livello internazionale, capace di affermarsi nei primi anni del terzo millennio con autori come Hiroshi Sugimoto, Nobusyoshi Araki, Daido Moriyama e altri ancora, la fotografia giapponese contemporanea – osserva il curatore Filippo Maggia – sembra oggi aprirsi a interpretazioni che corrispondono a un rinnovamento generazionale certamente più vicino a temi e istanze di derivazione occidentale». Nel Novecento, infatti, la fotografia giapponese mostrava tratti fortemente identitari tanto da risultare autoreferenziali, mentre nell’evoluzione contemporanea è possibile notare un cambiamento di

linguaggio, rinnovato da artisti giovani e altri già affermati che esplorano la complessità del proprio Paese, osservano i mutamenti globali e traducono in arte una memoria collettiva, intrecciandola con l’ambiente, le relazioni sociali, la politica e la sensibilità inesauribile dell’immagine.

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