David Leavitt dice come scappare dall’America che ha eletto Trump

Federica Gregori
«Vi andrebbe di chiedere a Siri come assassinare Trump?» domandò Eva Lindquist». È un incipit che toglie il fiato quello che segna il grande ritorno sulla scena di David Leavitt, un ritorno significativo soprattutto per quanto riguarda il nostro Paese: il suo nuovo romanzo, "Il decoro”, esce infatti oggi solo in Italia, in anteprima mondiale per Sem (pagg. 352, euro 17), mentre negli Usa sarà in libreria dal 13 ottobre. D’altronde, l'Italia è la sua seconda patria, come non ha mancato più volte di sottolineare l'ex enfant prodige della letteratura americana, che ci ha vissuto per ben nove anni. Ma la liason con il bel Paese, come si capisce ben presto avanzando nella lettura, non si ferma qui.
Sono passati sette anni dall'ultimo romanzo, "I due Hotel Francfort", uscito nel 2013. Lì coppie di cittadini inglesi e americani ma anche tedeschi e francesi, quasi tutti di origine ebraica, convergevano al porto di Lisbona alla disperata ricerca di una nave che li portasse verso la libertà. Era infatti il giugno del 1940 e l'idea, per quei personaggi, era una sola: abbandonare l'Europa sempre più sprofondata nell'incubo della guerra e imbarcarsi per gli Usa, interpretati quindi come la salvezza.
Oggi, "Il decoro" rovescia completamente quell'ottica trattandosi, come ha spiegato lo stesso autore, di «un romanzo sugli americani che vogliono scappare dall'America». Il libro si apre infatti su un pigro pomeriggio di novembre trascorso nella quiete della campagna. Ma non è un pomeriggio qualunque, bensì il primo sabato dopo le elezioni presidenziali del 2016: una ricca ma sobria casa sulle colline del Connecticut, un gruppo di amici riuniti in veranda a chiacchierare rilassati sui divani di vimini sorseggiando tè e gustando pasticcini, ed ecco che la padrona di casa se ne esce con la provocatoria proposta dell'incipit, lasciando annichilito l'uditorio.
Sono solo poche ore che Trump è salito al potere ma ciò non ha impedito a Eva, la padrona di casa, di esser già precipitata in una spirale di angoscia e inquietudine. È col suo personaggio di newyorkese figlia di ebrei polacchi che Leavitt introduce al tema portante del libro, che è la paura e l'incertezza del vivere nel nostro presente focalizzata, in questo caso, alla situazione negli Stati Uniti - non a caso sempre più esplosiva - sull'impossibilità di comprendere certi mutamenti politici e sociali, sull'impotenza e frustrazione di fronte ai quali ci si trova quando questi sono ormai avvenuti.
Un ventaglio di temi importanti trattati attraverso i densi dialoghi del coro di personaggi che popola il romanzo - doppio cambio di passo rispetto al passato - ma che l'autore di “Ballo di famiglia”, il suo esordio folgorante, e "La lingua perduta delle gru" tratta con naturalezza e levità, tagliente e sarcastico ma anche comprensivo, ferocemente cinico con sempre un barlume di speranza.
Parallelamente, "Il decoro" garantisce un'immersione intensa e sottilmente ironica in un mondo schizofrenico, ineffabile e egoista come quello della New York dei quartieri alti. A partire da Eva, quintessenza di ciò che immaginiamo essere una ricca liberal altoborghese che lì vi abita - naturalmente in Park Avenue - niente figli ma tanti cani, residenze cambiate come si cambia un abito e arredate dal designer di fiducia, amica yes-woman sempre a disposizione non a caso soprannominata Min (abbreviativo di minion, tirapiedi).
Intorno, lavorativamente, un mondo editoriale che dire impazzito è poco, nel privato, coppie scoppiate, ordini restrittivi, relazioni sentimental-sessuali intrecciate attraverso FaceTime e WhatsApp senza incontrarsi mai, per non rischiare.
A quel punto di non ritorno che è Trump presidente, l'eden per Eva sarà l'Italia: e quale miglior "non luogo" che Venezia, vista come il sogno, o l'illusione? La parte "veneziana", sapida ma breve nonostante il suo "miraggio" innervi tutto il testo sarà trattata più ampiamente in un secondo romanzo ambientato tutto nella città lagunare. L'ha anticipato lo stesso Leavitt: «Da tempo volevo ambientare un romanzo in Italia: questa è stata una sorta di pronostico» ha detto, e in un italiano quasi perfetto. —
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