Deneuve e Binoche regine della Mostra aperta dalla Verità del regista Kore-eda

Sul red carpet si parla francese: Catherine Deneuve e Juliette Binoche, regine della serata inaugurale della 76.a Mostra del cinema di Venezia, in rouge et noir d’avanguardia la “belle de jour” di Bunuel, in un look che la faceva apparire come una sirena appena uscita dall’acqua la nuova musa di Claire Denis e Assayas, hanno dominato la scena fin dal loro arrivo al Lido al fianco del regista Palma d’oro Kore-eda Hirokazu cui è stata affidata l’apertura del festival con il suo nuovo film “La Veritè”. Poco prima dell’inizio della cerimonia, lo spazio antistante il Palazzo del Cinema era già animato da una piccola folla di ammiratori e curiosi che hanno atteso il passaggio delle star nonostante l’afa agostana, pronti a replicare anche oggi, nella speranza di ottenere un autografo o l’ambito selfie con la star del giorno Brad Pitt. Il sipario si alza sul festival, dunque, salutato da un caldo applauso per il film di Kore-eda Hirokazu, il primo che il cineasta giapponese sceglie di girare al di fuori dei suoi confini e con un cast internazionale. Ma a completare il tris di donne (francofone) sul tappeto rosso sfilava anche Valeria Bruni Tedeschi, nel cast di “Seules les bêtes”, sesto lungometraggio a firma di Dominik Moll che ha dato il via alla rassegna delle Giornate degli Autori.
Il festival, dunque, prende il largo salutato da un caldo applauso per il film di Kore-eda Hirokazu, il primo che il cineasta giapponese sceglie di girare al di fuori dei confini e con un cast internazionale. Il tocco del maestro, poetico e inconfondibile, è riconoscibile nella sensibilità con cui definisce i rapporti familiari in tutte le sue sfumature, eppure in questa occasione Kore-eda si allinea anche a una dimensione di racconto più europea, lasciando la porta aperta a una leggerezza e un’ironia tipiche del cinema francese. Non è solo un film sul cinema “La Verité”, dove la protagonista, Fabienne, è quasi un alter ego di Deneuve, una matura attrice di successo alle prese con un piccolo “affare di famiglia”. In occasione dell’uscita della sua autobiografia, e mentre lei è impegnata nelle riprese di un film al fianco di una nuova promessa del set, il suo nucleo familiare le si stringe attorno. La figlia Lumir (Binoche), con la quale ha un rapporto conflittuale e irrisolto, torna a Parigi da New York assieme alla figlia Charlotte e al nuovo compagno (Ethan Hawke), un attore americano di serie B. In questa circostanza, inevitabilmente, affiorano risentimenti, rimpianti, ma anche ripensamenti e riconciliazioni. Il centro nevralgico del film ruota attorno al concetto di verità e finzione. Non solo sul set, ma anche (e forse soprattutto) nella vita.
«Ho messo molto di me stessa nel personaggio di Fabienne» ammette Deneuve, 75 anni, alle spalle una carriera talmente gloriosa da scolpirsi nel mito. La sceneggiatura, ispirata ad una pièce ambientata nel camerino di un'attrice, è stata scritta con l'aiuto degli attori nel corso di diversi incontri che si sono svolti a Parigi, Cannes e in Giappone.
Il personaggio di Fabienne non compie troppi sforzi per farsi amare, almeno da chi non rappresenta per lei un potenziale “pubblico”. Eppure il suo carisma è magnetico e travolgente. Per lei recitare è come vivere, raramente si toglie la maschera e il lavoro, la carriera, vengono sempre prima di tutto. «Riesco a comprendere perfettamente come si senta questa donna – conclude l’attrice – anche se non mi considero una “macchina da interpretazione” come lei». «Con questo film – aggiunge Binoche – realizzo tutti i miei sogni: aspetto da anni un’occasione per poter lavorare con Kore-eda e per giunta nel suo film sono la figlia di Catherine Deneuve, un mito della mia infanzia, grande attrice e simbolo di femminilità. Questa per me è una consacrazione”. “La Verité” sarà distribuito nelle sale italiane dalla Bim a partire dal 3 ottobre. —
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