Ogni nave a Trieste dal 1898 al 1961 nei disegni di Klodic in mostra al Museo del Mare
Il Civico museo dedica una parte dell’esposizione ai taccuini dell’artista, donata dai famigliari. Uomo di portualità, illustratore e pittore per decenni coltivò l’abitudine di fare uno schizzo a tutti gli scafi in banchina

Dalla finestra di via Giustinelli, Paolo Klodic guardava le navi entrare nel golfo. Poi prendeva la cartella da disegno, scendeva a piedi verso le Rive e i moli e sceglieva il punto da cui ritrarle, senza schizzi preparatori. Lo ricorda la figlia Mietta nella testimonianza raccolta dallo studioso Walter Abrami. Questa mattina, per la festa del mare della Barcolana, il golfo si riempie di vele e l'Amerigo Vespucci ormeggia nel Bacino di San Giusto. Per più di sessant'anni, fino al 1961, a guardare le navi che arrivavano a Trieste e a tenerne meticolosamente il conto con la matita, ci fu anche lui.
Quei disegni esistono ancora. Il Civico Museo del Mare di Trieste ne conserva una parte e ha ricevuto in dono l’archivio privato di Klodic dalle nipoti dell’artista, Micaela ed Erica Zentilomo. Ora dedicherà a Klodic una sezione dell’esposizione al terzo piano, spiega il conservatore del museo Andrea Bonifacio, con bozzetti, dipinti e l’idea di raccontare non solo l’artista ma anche l’uomo.

I taccuini
L'insieme dei taccuini, secondo Abrami, conta ventinove volumi numerati, più uno fuori serie, rilegati con cura e dotati ciascuno di un indice e di un frontespizio che riproduce una delle navi racchiuse al suo interno. Coprono gli anni dal 1898, quando era ancora un ragazzino, al 1961, anno della sua morte.
In tutto, secondo il Primorski slovenski biografski leksikon, i disegni sono 7.397, tracciati a matita su foglietti da quaderno tascabile e mai sul retro: ordinato per natura, scrive Abrami, preferiva le pagine lisce e immacolate per tirare linee decise. Sono in gran parte in bianco e nero, salvo le annate 1901 e 1903 e alcuni fogli eseguiti dopo il 1937.
Il fuori serie raccoglie le navi incontrate nel 1922 in un viaggio in Medio Oriente.
Le schede
Sotto ogni nave c’è la sua carta d'identità: il nome e gli altri che ha avuto prima o avrà dopo, il luogo e l'anno di costruzione, l'armatore, il porto d'iscrizione, la stazza, talvolta la lunghezza e, per le più sfortunate, il luogo e la data del naufragio. Più che una raccolta di vedute, un'anagrafe.
In tedesco e in italiano
Le note sono in tedesco fino al 1918 e in italiano da allora in poi; cambiano lingua nell’anno in cui il cacciatorpediniere Audace entra in porto: i taccuini ne documentano anche l’arrivo.
Ci sono poi le visite delle marine tedesca e russa prima della guerra, il calo dei traffici fra i due conflitti, le navi alleate del 1945.
Vi compaiono le navi viste entrare a Trieste «salvo rare eccezioni», precisa Abrami, e per molte di quelle scomparse il suo disegno è l'unica immagine rimasta.
La biografia
Paolo Klodic era un funzionario. Laureato in legge a Graz, nel 1910 andò a lavorare al porto, per il governo marittimo dell’Impero austro-ungarico, e rimase alla Capitaneria fino al 1945, quando il Governo militare alleato lo nominò comandante del porto, carica che mantenne fino alla pensione, nel 1954. Dopo divenne curatore del Museo del Mare, di cui firmò la guida.
La pittura
Accanto al disegnatore c’era il pittore di marina, famoso, annota Bonifacio, anche all’estero.
Esordì a diciannove anni, nel 1906, a una collettiva a Innsbruck; espose poi a Graz, a Capodistria, a Vienna nel 1913, a Padova nel 1926 accanto a Bolaffio, Nathan e Sbisà, a Genova nel 1928 e nel 1935. Nel 1949 ottenne un premio a Grado, alla Mostra della Laguna, con una «Mareggiata»; nell'autunno del 1950 fu a Londra, alla Guildhall, invitato dalla Society of Marine Artists, ed espose alla Rowley Gallery di Kensington.
Per i dipinti, ricorda Bonifacio, partiva sempre da un’immagine fedele della nave, che probabilmente fissava prima a matita.
Alcuni quadri, a colori e di vario formato, furono adattati come bozzetti per la pubblicità delle compagnie di navigazione, e nelle réclame d'epoca il suo nome compariva come uno dei grafici del momento. Il museo ne custodisce alcuni. Nel catalogo generale dei beni culturali risultano suoi manifesti per la Cosulich Line, con la Neptunia e l'Oceania, e per la Regia Marina, databili agli anni Trenta e conservati al Museo nazionale Collezione Salce di Treviso.
La critica
La critica lo giudicò con riserva, e i disegni ne escono meglio dei quadri. Nel 1923, alla personale triestina sul viaggio nel Levante, Silvio Benco gli rimproverò una certa durezza nel superare i contrasti. Nel 1962 Cesare Sofianopulo lo ricordò sul Piccolo Sera con un titolo che è già un bilancio: «Dipinse diecimila navi l'inesauribile Paolo de Klodic». La rivista britannica «Sea Breezes» lo definì invece, nel 1969, «forse il migliore d’Italia».
Il desiderio
Abrami auspicava in un suo scritto una retrospettiva in concomitanza con una Barcolana, ricordando che l'unica, fino ad allora, era stata allestita nel 1972 al Circolo Marina Mercantile Nazario Sauro. Ora il Museo del Mare prepara la sua sezione. Intanto restano i fogli: settemilatrecentonovantasette, ognuno con il nome di una nave e, quando il destino fu ingeneroso, la data in cui è scomparsa. Per molte, quel foglio è tutto ciò che resta.
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