La disumanità dei manicomi sul palco di Hangar

Dallo spettacolo emergono la spietatezza del giudizio sociale e la linea sottile che separa il malato e il soggetto sano. L’ambientazione dell’opera è il reparto psichiatrico, desolato e opprimente, di uno squallido ospedale della provincia russa

La compagnia andrà in scena ad Hangar Teatri
La compagnia andrà in scena ad Hangar Teatri

Uno spettacolo da cui emergono la spietatezza del giudizio sociale e la linea sottile che separa il malato e il soggetto sano. Venerdì 30 ottobre alle 20.30 la compagnia ferrarese Teatro Nucleo sarà in scena ad Hangar Teatri con “Memorie dal reparto n°6”, liberamente tratto dal racconto “Reparto n°6” di Anton Čechov del 1892.

L’ambientazione dell’opera è il reparto psichiatrico, desolato e opprimente, di uno squallido ospedale della provincia russa. Vi sono internate cinque persone e la violazione è la norma. Il dottor Andrej Efimyc Ragin è un uomo colto, e nell’ambiente della cittadina e ospedaliero fatica a trovare un interlocutore altrettanto curioso e intelligente.

Lo trova in uno degli internati, Ivan Dmitric Gromov, affetto da manie di persecuzione, tormentato, ma non privo di lucidità su un mondo ben più folle di lui. Attraverso il loro incontro Čechov muove una forte critica alla disumanità del trattamento manicomiale e alla meschina, corrotta ottusità serpeggiante nella società. In scena, in un’atmosfera cechoviana, Daniele Giuliani interpreta un monologo che porta tra le mura del Reparto n° 6, alla ricerca delle verità di corpi e voci da sempre ridotti al silenzio.

Attore, regista, docente di pedagogia teatrale e fondatore dell’associazione Sfumature in Atto, in particolare si occupa da vent’anni di teatro nell’ambito della salute mentale e delle carceri, con progetti inseriti in percorsi riabilitativi. «Sono rimasto impressionato quando ho letto per la prima volta il racconto di Čechov - spiega – e a colpirmi è stato quanto alcune dinamiche raccontate nel testo siano ancora attuali. In Italia non ci sono più i manicomi, ma rimangono dei muri nelle menti di chi tende a escludere e vorrebbe rinchiudere le persone percepite come diverse».

L’opera di Čechov è un’aspra critica alla disgregazione e corruzione nella società, una denuncia contro l’ignoranza e l’oscurantismo. E la messa in scena, a quasi 50 anni dall’approvazione della Legge 180, intende dare voce a tutti coloro che furono deumanizzati all’interno di quei luoghi.

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