Fantasmi e cose nascoste tra Puglia, Buenos Aires e le borgate romane
Quattro amici, legati dagli anni Ottanta, si danno appuntamento ogni anno lo stesso giorno a Casalfranco, il loro piccolo paese d’origine nel cuore della Puglia. Ma questa volta Arturo, il leader carismatico del gruppo, non si presenta all’appuntamento. Gli amici si mettono sulle sue tracce e scoprono che in paese girano voci inquietanti su di lui, e frugando nel caos della sua abitazione trovano un diario, “Il Libro delle Cose Nascoste”. Cosa sono le Cose Nascoste? In che razza di guai si è infilato Artura e quali segreti ha tenuto nascosti per tanti anni?
“Il libro delle cose nascoste” (Longanesi, 348 pagg., 18 euro) è un romanzo sui fantasmi di un tempo sullo sfondo di una Puglia sottilmente pervasa dalla Sacra Corona Unita, che permea l’ambiente di un’omertà territoriale e ferrea. L’autore, Francesco Dimitri, vive da diversi anni a Londra dove si occupa di storytelling, ha al suo attivo già alcuni libri, tutti connotati di realismo magico.
All’interno di un’Argentina divisa tra passato e futuro si muove l’ispettore Joaquín Alzada: scontroso, irascibile, non esattamente amante delle regole, costretto a fare i conti con un passato in sospeso e un mondo che cambia. Quando inizia a indagare sulla scomparsa della rampolla di una delle famiglie più ricche della città, Alzada scopre che dietro quel mistero si nasconde un potente, uno di quelli considerati intoccabili. Alzada ormai è prossimo alla pensione e ha passato tanti anni in polizia sempre abbassando la testa, facendo finta di non vedere tante cose per il quieto vivere. Ma questa volta non può non ripensare ai terribili giorni del 1981, quando era un promettente giovane poliziotto e il regime militare portava via gli oppositori politici dalle loro case, e non resterà in silenzio. ‘Sparire a Buenos Aires’ (Piemme, 300 pagg., 17,90 euro) di Eloisa Diaz, scrittrice debuttante nata a Madrid da genitori argentini, è un giallo forte e intenso come il café cortado amato dall'ispettore.
Le rivelazioni di un pentito portano il pubblico ministero Manrico Spinori a riaprire dopo dieci anni il caso dell’assassinio di un transessuale del giro della prostituzione romana. “Il suo freddo pianto” (Einaudi Stile Libero, 227 pagg., 17,50 euro) è la terza avventura della serie nata dalla fantasia del magistrato e romanziere Giancarlo De Cataldo. Spinori, aiutato dal suo team, composto da Brunella, segretaria alle prese con un amore sfortunato, Gavina Orru, esperta di web, e Deborah Cianchetti, aspirante commissaria, “un metro e ottanta di tatuaggi e sovranismo, meraviglioso fiore di borgata”, avvia nuove e più approfondite verifiche che porterà a galla un complesso mondo fatto di connivenze politico – mafiose. Manrico è un personaggio complesso, tanto insofferente ai legami sentimentali quanto capace di mettersi in discussione di fronte a un caso di coscienza, magistrato e uomo per bene, molto ben caratterizzato dalla penna del suo autore. —
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