Finisce dal dentista il preistorico uomo di Lonche

di CLAUDIO TUNIZ
Anche i nostri lontani antenati avevano problemi con le carie, eppure non mangiavano il panettone con i canditi. Alcuni si ricorderanno che, grazie a una collaborazione tra ICTP, Elettra, il Museo di Storia Naturale di Trieste e l'Università di Trieste, abbiamo scoperto, due anni fa, la carie di un uomo dell'età delle pietra, su cui era stato effettuato un intervento dentistico. Questa scoperta è ora considerata per l'inserimento nel Guinness dei primati come la più antica otturazione dentaria della storia.
La mandibola, rinvenuta in Istria all'inizio del secolo scorso e risalente a 6.500 anni fa, poteva essere ammirata nel Museo di storia naturale di Trieste fin dal 1911, ma nessuno aveva notato nulla di particolare, nonostante fosse già stata studiata con i raggi X negli anni 1920. È stato solo grazie alle recenti metodologie analitiche che si è potuto rivelare l'interessante segreto di quell'antico istriano. Qualcuno, non sappiamo se lui stesso o un antico dentista, aveva inserito cera d'api per riempire la cavità del canino danneggiato. Sicuramente il soggetto doveva provare un enorme dolore. Per quello studio, rimbalzato su tutti i media internazionali, dalla CNN al New York Times, avevamo usato gli strumenti analitici più avanzati messi a punto dai fisici; dalla luce di sincrotrone all'analisi del radiocarbonio con l'uso di acceleratori di particelle.
Il dente era mal ridotto, anche perché l'igiene dentale del nostro antico antenato lasciava a desiderare. Ma se non mangiava panettone, qual era la sua dieta? Per scoprire questo dettaglio sul suo stile di vita non abbiamo prove documentali, perché allora la scrittura non era stata ancora inventata, almeno in questa parte del mondo. Bisogna affidarsi quindi a metodi forensi, quelli che di solito il grande pubblico vede nei serial televisivi come CSI. In particolare, la dieta degli umani della preistoria si deduce del tartaro dentale, un deposito di materiale biologico mineralizzato dovuto all'attività batterica. Esso contiene anche fitoliti, ovvero quei minerali microscopici che si formano nelle cellule di molte piante e che si preservano a lungo dopo la loro decomposizione.
Il prelievo del tartaro dell'uomo di Lonche è stato effettuato con l'aiuto del dottor Ambrosi, un noto dentista di Trieste, che si è gentilmente prestato a questa insolita operazione. I microscopici frammenti così ottenuti saranno ora analizzati in collaborazione con le Università di Bologna e di Firenze, usando metodi sviluppati presso il Max Plank Institute for Human Evolution di Lipsia.
Con l'analisi degli isotopi del carbonio si riuscirà a determinare che tipo di alimentazione avevano i nostri avi preistorici, in un periodo in cui, nella nostra regione, cominciavano ad applicarsi le prime pratiche agricole, grazie ai flussi migratori provenienti dal Medio Oriente (dove erano già in uso da parecchio tempo). Con le suddette metodologie si possono perfino ottenere informazioni su che piante mangiavano gli animali che entravano nella dieta dei nostri antenati. E questo non è tutto.
Il tartaro risulta infatti essere un prezioso archivio a lungo termine del nostro micro-bioma, ovvero di quel grande numero di batteri con cui conviviamo in simbiosi. Essi sono presenti soprattutto nell'intestino e nella nostra bocca, in quantità superiori alle cellule del nostro corpo, e hanno un ruolo centrale nel mantenerci in salute, aiutare le nostre funzioni fisiologiche e, talvolta, presiedere alla genesi di alcune malattie croniche. Le nuove tecniche di sequenziamento del DNA permettono di recuperare e identificare le comunità di batteri che vivevano nella bocca e negli intestini dei nostri antenati più lontani e di stabilire il loro effettivo stato di salute, magari confrontandolo con il nostro. Si può studiare, in altre parole, l'evoluzione del nostro bioma, in connessione con la nostra struttura genetica, le nostre abitudini alimentari e l'ambiente. Questi studi non derivano solo dalla volontà di capire il nostro passato, ma possono anche fornire nuove informazioni, utili per la medicina moderna, soprattutto nel campo della prevenzioni di molte malattie generate dalla riduzione del nostro bioma, a causa della struttura prevalentemente industriale della catena alimentare che si osserva nei paesi più sviluppati.
Ma anche dal punto di vista storico è fondamentale capire le variazioni nel tempo del microbioma umano mentre ci trasformavamo da cacciatori e raccoglitori di risorse disponibili, ad allevatori e agricoltori di risorse generate da noi stessi. Alla fine di questo lungo percorso, in cui il nostro stile di vita è cambiato in modo radicale, si dimostra che stiamo diventando resistenti a molti trattamenti delle infezioni, a causa di un uso sconsiderato di antibiotici, su noi stessi e sugli animali che alleviamo per l'alimentazione. Partendo da corrette preoccupazioni igieniche, che nella catena alimentare della produzione di massa sono essenziali, finiamo poi con l'essere ossessionati dalla sterilizzazione di tutto ciò che ingeriamo, e così eliminiamo anche molte specie di batteri amici, che ci aiutano a sopravvivere. Infine, è stato dimostrato che il buon funzionamento del nostro bioma non è solo connesso con il nostro benessere fisico ma anche con la nostra salute mentale e il nostro umore. Mangiando cibo in cui permangono altre forme di vita, quindi, non solo siamo più sani fisicamente, ma anche mentalmente.
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