Fulvia Levi, la piccola ebrea che voleva i calzoncini verdi e fu cacciata dalla scuola

la recensione
Il diario di una ragazzina di 13 anni fresco, ingenuo, sincero racconta un periodo terribile della nostra storia e lo rende accessibile anche a chi, fortunatamente, non ha conosciuto quell’epoca, proprio perché descrive la quotidianità. Il diario è di Fulvia Levi, docente triestina recentemente scomparsa. È stato scoperto tra le sue carte dalla nipote Luisella Schreiber Segrè che lo ha trasfuso in un libro “Un paio di calzoncini color verde” (Luglio editore, 120 pagine, 13 euro). Il racconto che dà il titolo all’opera esprime la gioia e l’emozione di Fulvia che aspetta di ricevere da una zia i tanto desiderati calzoncini: è il 1940, le leggi razziali hanno già cambiato la vita della famiglia Levi come degli altri ebrei italiani, ma c’è spazio ancora per qualche momento di serenità, il terrore arriverà nel ’43.
Luisella Schreiber Segrè, pure lei insegnante, continua con questo libro la sua opera di testimonianza cominciata con “Questa mia pazza fede nella vita” uscito nel 2011, in cui ricostruisce le vicende di famiglia, attraverso la biografia della madre Bruna Levi Schreiber, menzionata anche in questo volume. In questo lavoro di ricostruzione della memoria – scrive lo storico Tristano Matta nella prefazione - Luisella è pienamente consapevole di svolgere il ruolo assegnato ai figli e ai nipoti degli ultimi protagonisti della Shoah, di quella che la storica francese Annette Wievorka ha definito “l’era del testimone”. Visto che i protagonisti stanno scomparendo.
Il diario di Fulvia Levi copre il periodo dal dicembre ’43 al marzo ’44 in cui vive a Oriago, frazione del Comune di Mira, dopo la fuga da Trieste occupata dai nazisti. Ma l’autrice unisce a queste pagine, che ha trascritto per intero, quelle dei quaderni, anch’essi in sostanza dei diari, scritti precedentemente da Fulvia perché la madre voleva che la figlia, cacciata dalle scuole a causa delle leggi razziali, facesse esercizio di scrittura.
Il momento in cui tutto cambia è il ’43, a luglio cade il fascismo, c’è qualche mese di speranza, poi l’8 settembre l’Italia tradisce, ancora una volta dopo il 1915, l’alleato tedesco. Gli Ebrei sanno che saranno i primi a pagare e la famiglia Levi-Loly (i nonni di Fulvia e Bruna) si rifugiano a Oriago dove saranno salvati da una famiglia con un grande cuore, gli Zara, che pur con sette figli accolgono questi sconosciuti, rischiando la vita. La matriarca è Adele che dirà ai suoi figli: “Se anche ci fosse un solo uovo per tutta la famiglia, un pezzo di quell’uovo sarebbe per i Levi”. Adele sarà riconosciuta tra i “Giusti delle Nazioni” nel ’96 proprio su intervento di Fulvia Levi.
Con grande abilità narrativa, Luisella Schreiber Segrè alterna alle pagine dei diari le altre memorie di famiglia, riempiendo i vuoti tra un periodo e l’altro e sembra di vedere la bambina diventare ragazza sempre più consapevole di quanto sta accadendo, che esprime con forza le sue emozioni quando ricorda la casa di Trieste, peraltro non molto apprezzata quando ci abitava, in cui vorrebbe tornare; quando ricorda i compagni della scuola ebraica, che ha assicurato per cinque anni cultura e serenità a quei giovani espulsi dalle scuole del Regno (in proposito va letto lo splendido volume “L’educazione spezzata” edito nel 2006 dalla Comunità ebraica triestina oltre al citato libro di Schreiber Segrè); quando si rende conto di comportarsi da bambina, mentre vorrebbe essere grande, e rivela la sua insofferenza, la rabbia, la paura, specie nel mese in cui è costretta a separarsi dai famigliari e stare da sola a Venezia da un’affittacamere. E rivela una vena poetica quando, come nota Tristano Matta, osserva la luna in una notte d’estate e pure quando dedica versi a Oriago “terra generosa e mite / Ridente e serena / Dolce e infinitamente buona”.
Il libro è dotato di un illuminante corredo fotografico. C’è una foto su cui soffermarsi, a pagina 59: sul volto di Elisa Levi, in primo piano, si legge il dolore e la domanda sul futuro suo e dei suoi intimi che le stanno intorno. —
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