Il giovane fisarmonicista Bello chiude al Verdi con i tangueri

Con il concerto di sabato (trasmesso su Tele4 alle 21 e, in replica, domenica alle 23.30) prende congedo la rassegna musicale “Giovani Talenti” promossa dal Teatro Verdi in collaborazione con il Conservatorio Tartini di Trieste. Ad esibirsi nel sesto e ultimo appuntamento sarà il giovane fisarmonicista triestino Luca Bello - classe 2006 - che ha già ottenuto numerosi riconoscimenti anche a livello internazionale e ha partecipato a diverse masterclass con i maggiori esponenti mondiali della fisarmonica; accanto a lui anche i ballerini di tango Guillermo Alan Berzins, Marijana Tanaskovic, Martin Acosta e Costanza Gruber. Sul podio il maestro americano Christopher Franklin, che a Trieste ha già diretto Werther, Nabucco, Tristan und Isolde e pure Ballo al Savoy di una ventina d’anni fa.
Filo conduttore del concerto la musica latino-americana e un finale corale a sorpresa, per un programma non scontato che propone brani di Arturo Márquez, Astor Piazzolla, Václav Trojan, Alberto Ginastera e Aaron Copland. A fare da corolla al famoso ‘Oblivion’ per fisarmonica e orchestra inserito quale doveroso omaggio a Piazzolla nel centenario della nascita ci saranno le ‘Fairy-tales’ del ceco Trojan, il ‘Danzón n.2’ di Arturo Márquez, il ‘Fausto criollo op.9’ e le danze del balletto ‘Estancia op.8’ di Ginastera, per finire col ‘Canticle of freedom’ di Copland.
«Quando mi hanno chiesto di preparare questo programma – spiega il direttore - ho deciso di attingere a un repertorio non fatto spesso a Trieste e così, tranne il famoso Oblivion, ho scelto di inserire un compositore abbastanza sconosciuto ma molto interessante come Václav Trojan, poi ho preso il pezzo del messicano Márquez che è diventato una specie di biglietto da visita per qualsiasi orchestra latino-americana che va in tournée all’estero, trattandosi di musica molto bella dal ritmo frizzante e ballabile. E poi di Ginastera ho trovato l’originale ‘Fausto criollo’ che è un’ouverture molto tipica del suo stile, caratterizzata anche da alcuni temi propri del Faust di Gounod e quindi 4 danze che formano una specie di suite e sprigionano con forza, grazie alla presenza di molte percussioni, tutto l’esprit latino-americano. Infine, l’ultimo brano in cui viene coinvolto anche il coro è stato scelto pensando alla prossima riapertura del teatro dopo la lunga quarantena, e così la scelta è caduta sul cantico di Copland, brano tipico del suo stile con quinte aperte, grande orchestra e predominanza di ottoni e percussioni, composto nel 1954 sul testo di un antico poema scozzese che parla proprio della ricerca della libertà».
Una libertà che il maestro Franklin auspica di assaporare al più presto, perché dirigere in un teatro vuoto «è deprimente. Anche se quando si è molto concentrati del pubblico ci si accorge solo alla fine del pezzo, sentire il silenzio totale dopo un finale che è un’esplosione di suono e una botta di follia come succede al termine del malambo presente in questo concerto, tutto appare irreale. Per non parlare poi della difficoltà di dirigere in un contesto in cui l’orchestra è molto distanziata e il coro è posizionato in fondo al palcoscenico a 50 metri di distanza dal podio».
Dopo Trieste, nell’immediato futuro di Christopher Franklin c’e una serie di concerti con il tenore Juan Diego Florez e con il soprano americano Lisette Oropesa (la recente Violetta in tv) «anche questo un modo per tenere i riflettori puntati sulla lirica in questo momento di prolungata difficoltà che, speriamo, possa venire archiviato al più presto». —
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