Il Messia nero leader della lotta di classe ucciso da un burattino del Potere bianco

la storia

Laddove c’è un Messia, c’è un potenziale Giuda disposto a tradire, nonostante il tormento inflitto dal senso di colpa. I fatti appartengono alla Storia, realmente accaduti a Chicago alla fine degli anni Sessanta, poco dopo la morte di Martin Luther King. E il leader su cui si concentra Shaka King, alla seconda prova d’autore, è il rivoluzionario Fred Hampton (Daniel Kaluuya), figura chiave del movimento di lotta per i diritti civili neri che nel ’68 divenne presidente della sezione dell’Illinois del Partito dei Black Panthers, ucciso a soli 21 anni per mano dell’Fbi durante un’imboscata.

Annoverabile nel filone di pellicole schierate con il movimento Black Lives Matter, “Judas and the Black Messiah”, candidato a sei premi Oscar, rende partecipi di quella stagione di battaglie per l’autodeterminazione del popolo nero, che chiedeva di mettere fine alle ingiustizie e ai maltrattamenti da parte della polizia, allargando le rivendicazioni non solo alla gente di colore ma facendone un discorso di classe. Una vera e propria battaglia socialista e anticapitalista. Nelle prime file dell’organizzazione agiva l’infiltrato William O’Neal (LaKeith Stanfield), responsabile dell’omicidio nonostante il coinvolgimento all’interno del movimento, più che altro un burattino sotto ricatto nelle mani del Potere bianco, determinato a contrastare con ogni mezzo possibili movimenti sovversivi. Tensioni evidentemente mai risolte, i cui echi risuonano a più di cinquant’anni da allora. —



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