La Costa dei Barbari di Trieste sugli schermi della Mostra
Ci sarà anche un pezzetto di Trieste sugli schermi prestigiosi della Mostra di Venezia a settembre: un frammento però meno conosciuto, amato da chi rifugge le folle e cerca un contatto più intimo e autentico con la natura. È la Costa dei Barbari, paradiso dei naturisti e location - quasi una protagonista, come vedremo - di "Freikörperkultur", uno dei sette corti che correrà in concorso nella sezione Sic@Sic Short Italian Cinema della Settimana Internazionale della Critica, nel primo anno con Beatrice Fiorentino alla guida del comitato di selezione. Lo short film è firmato da Alba Zari, classe '87 nata in Thailandia, animo da viaggiatrice e formazione internazionale da Milano a New York, ed è prodotto dalla triestina Slingshot Films di Manuela Buono.
«Io e Alba - racconta la produttrice - stavamo lavorando alla realizzazione del suo primo lungometraggio documentario dal titolo "White Lies". Trovandoci in un processo molto lungo abbiamo pensato di realizzare insieme un altro progetto che potesse essere terminato in un tempo più breve: un cortometraggio sembrava perfetto. Lei si era appassionata alla dimensione della comunità di Costa dei Barbari e così ha iniziato a effettuare le prime riprese di una famiglia che trascorre i mesi estivi in libertà in Costa».
Era il 2019, e il film era stato pensato come un'opera sulla libertà dalle costrizioni e sull'allontanamento dalla vita urbana. Ma poi ci ha pensato la pandemia a mescolare le carte in tavola. «"Chiuse" in lockdown abbiamo riguardato il materiale girato - continua Buono -: rivedendole, il senso delle immagini era cambiato totalmente. La nostalgia di quel sole, di quella libertà e intimità, di quel rapporto con la natura, di quel contatto fisico erano diventate molto più struggenti di quanto non dovessero essere».
Regista e produttrice pensano perciò di andare avanti e di inserire nel film «il "personaggio" della spiaggia, con tutti i suoi tempi e i suoi suoni», sia di lavorare con un attore, Sandro Pivotti, monfalconese attivo a Milano «che ha scritto e recitato un testo in dialetto bisiaco che accompagna le immagini, parlando al presente come se si trattasse di un ricordo scintillante di un passato perduto. Perché il bisiaco? Oltre ad essere il suo dialetto d'origine, ci è piaciuto particolarmente per quel suo andamento graffiante, ruvido».
La famiglia triestina seguita dalla macchina da presa di Alba Zari, poi, offriva «elementi cinematografici molto belli», con la giovane donna in attesa del secondo figlio. La troupe ha perciò continuato a girare nell'estate 2020, anno in cui è poi seguita la post-produzione. Altra caratteristica degna di nota di "Freikörperkultur" è che tutta la crew è di Trieste: «un po' perché volevamo che il film fosse locale, raccontando anche questa specifica realtà - sottolinea la produttrice - un po' perché è qualcosa che è derivato dalla pandemia, essendoci tutti ritrovati a lavorare a casa sfruttando comunque la buona alchimia tra di noi». Tra i nomi noti, il compositore Pacorig con Gulli per le musiche, Massimiliano Borghesi al suono, Fabio Toich al montaggio.
«La spiaggia come personaggio? Ci è sembrata interessante per il suo essere indifferente: pandemia o no ha continuato imperterrita la sua vita - scherza Buono - con il vento, la pioggia che ha imperversato in continuazione o il sole, con le sue notti e la sua storia. Infuriata ma romantica, si è rivelata un personaggio atemporale e con tempi ben diversi dagli umani che la occupano solo d'estate». —
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