L’Amidei premia Piera Detassis «Il cinema italiano? Maschilista»

Alex Pessotto
Bumbaca Gorizia 27_07_2021 Premio Amidei conf stampa Piera de Tassis © Foto Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 27_07_2021 Premio Amidei conf stampa Piera de Tassis © Foto Pierluigi Bumbaca

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Occorre attendere le 21 di domani per conoscere quale dei sette lungometraggi in concorso è il vincitore del 40.mo Premio Amidei alla Migliore Sceneggiatura. L’appuntamento è a Gorizia, in piazza Vittoria, prima dell’ultima proiezione della kermesse: “Volevo nascondermi”. Oggi, intanto, l’Amidei continua e sarà il Kinemax a ospitarne gli eventi della mattina e della sera tra cui alcune proiezioni: “L’angelo del male” e “Ricomincio da tre”, entrambi alle 14, e “La fiamma del peccato”, alle 16, che è stato scelto da Piera Detassis quale suo film della vita. Sempre al Kinemax, storica direttrice della rivista Ciak e direttrice artistica dell'Accademia del Cinema Italiano-Premi David di Donatello parteciperà alle 18.15 a una tavola rotonda con Leonardo Quaresima e Roy Menarini. È lei che ha vinto il Premio Amidei alla Cultura Cinematografica. Ieri, Piera Detassis è stata al centro di un incontro con Maria Pia Comand, docente all’università di Udine, che ha anche visto gli interventi dell’assessore comunale Fabrizio Oreti, nonché di Francesco Donolato e Giuseppe Longo, presidente e direttore dell’Amidei. Ha raccontato i corsi al Dams cittadino e affermato di conservare un ricordo molto forte di Gorizia, amando le città di frontiera, lei che è nata a Trento. Sul suo rapporto con Trento - la presenza dei fratelli Casetti con i loro cineforum che ha definito fortissima, la facoltà di sociologia, il fenomeno della contestazione - si è soffermata a lungo, prima di passare agli studi con Gian Piero Brunetta, «che mi ha spinto a conoscere il meccanismo delle cose per poterne parlare e ha cambiato la mia prospettiva sulla storia del cinema». A lui, oltre che al compagno Marco Giovannini, ha dedicato il premio. La conversazione è poi virata su Billy Wilder («senza di lui non si può parlare di cinema: è sopra Orson Welles e i classici») e su un problema del cinema italiano, «determinato da uno sguardo molto maschile e maschilista, anche nelle istituzioni, ma oggi connotato da una generazione di registi e di produttori attorno ai quarant’anni che stanno cambiando le cose, anche se di storie femminili se ne raccontano ancora poche». Tornando al programma odierno alle 21, in piazza Vittoria, si potrà seguire “The father”, sesto film in gara. —

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