L’apocalisse incombente in “Embers” di Carré

P.l.

Dal neonato SciFi Club, prima piattaforma streaming italiana dedicata al cinema fantastico, curata dal festival triestino Science+Fiction, ecco “Embers” (2015) di Claire Carré, premiato a Trieste ma inedito in Italia, attualissimo film indipendente Usa, che racconta la storia dei sopravvissuti a una pandemia e il loro rapporto con una memoria che sfugge.

“Embers” è tipica fantascienza apocalittica, ma declinata in modo personale, intenso e poetico. I personaggi si aggirano fra palazzacci in rovina, stradacce e prati incolti, in uno scenario desolato che potrebbe essere postatomico, ma anche appartenere facilmente a qualche nostra reale periferia. In questo set “naturalmente” degradato, che la regista americana non ha certo faticato a scovare, una coppia casuale ma forse già legata, una bambina, un vecchio, un giovane violento, esemplificano, nonostante la mancanza di ricordi, i difetti, le ossessioni, le paure, gli slanci, che caratterizzano il genere umano, a cui serve poco l’insegnamento del passato.

“Embers” nobilita quel filone astratto e filosofico della fantascienza (alla “Stalker” di Tarkovskij), dove la parte avveniristica e positiva della scienza viene sopraffatta da quella sociologica, che partendo dalla realtà, proietta nel prossimo futuro le conseguenze disastrose di comportamenti della collettività. “Embers” ci immerge in maniera profonda in un’apocalisse incombente, già presente, nella natura e nella società, in conseguenza delle radicali mutazioni che il mondo sta vivendo. —



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