L’inferno degli scacchi e i drammi del ’900 secondo Salvatores

Il regista Premio Oscar di nuovo a Trieste per il film La variante di Lüneburg tratto dal romanzo di Maurensig. «Finalmente giro in mezzo a piazza Unità». Nel cast Toni Servillo: «Durante le pause mi godo le erte e i cantucci di Saba»

Elisa Grando
Salvatores (foto Lasorte)
Salvatores (foto Lasorte)

 

Un duello che dura più di quarant’anni sul campo di battaglia di una scacchiera, e sullo sfondo della tragica storia del Novecento: è “La variante di Lüneburg”, il romanzo di Paolo Maurensig che Gabriele Salvatores sta trasformando in un film in questi giorni a Trieste insieme a Toni Servillo e Damian Hardung, nel cast con Sebastian Koch e Eduardo Scarpetta.

Il settimo film girato in Friuli Venezia Giulia dal regista Premio Oscar è un progetto internazionale a partire dalla lingua: è girato metà in italiano e metà in tedesco. Però, è prima di tutto un film legato a doppio filo alla regione: è tratto dal celebre romanzo edito da Adelphi che il goriziano Maurensig ha scritto nel 1993, ambientandolo a Vienna.

Salvatores e le riprese de La variante di Lünenburg a Trieste: "La città ha la stessa atmosfera di Vienna"

Salvatores ha deciso invece di spostare l’ambientazione esplicitamente a Trieste, dove la troupe girerà per 35 giorni. Dopo averla trasformata in una città da supereroi in “Il ragazzo invisibile” e in New York nel suo film precedente, Trieste interpreterà dunque se stessa: «Finalmente ho messo la macchina da presa in mezzo a piazza Unità», sorride Salvatores alla conferenza stampa di presentazione all’Hotel Savoia, la sua casa a Trieste da sempre. È un progetto complicato perché «gli scacchi potrebbero non sembrare troppo cinematografici: sono pedine. Ma l’azione è nella testa e negli occhi degli attori, e questo sì è cinematografico», dice il regista.

Come nelle parole di Maurensig, la sfida non sarà affatto asettica: «Gli scacchi sono considerati uno sport molto violento: il campione del mondo Bobby Fischer diceva che la cosa che amava di più era vedere i suoi avversari dibattersi. Gli scacchi sono una guerra, e l’obiettivo è la distruzione della psiche dell’avversario».

La Variante di Lünenburg, Hardung: "E' bellissimo lavorare con Salvatores"

Ed è addirittura una sfida che attraversa il tempo quella tra l’imprenditore Dieter Frisch (interpretato da Sebastian Koch, l’attore tedesco di “Le vite degli altri” che vedremo anche nel prossimo “Batman”), ex SS del campo di Bergen Belsen, e l’ebreo Tabori, interpretato da adulto da Toni Servillo, che in quel campo era internato, e che con Frisch ha dovuto «giocare all’inferno» partite in cui la posta in gioco era letteralmente la morte. A riunire i fili del loro passato è il giovane Hans, che diventa allievo di Tabori proprio negli scacchi e organizzerà un incrocio fatale con Frisch su un treno: è interpretato dall’attore tedesco Damian Hardung.

«Una delle cose che mi ha affascinato del romanzo e delle riflessioni di Maurensig è anche il rapporto tra maestro e allievo, quasi un rapporto tra padre e figlio - dice Salvatores . Mi pareva che Toni Servillo potesse essere perfetto nella figura di un maestro molto particolare, forse quello che avremmo voluto avere tutti: qualcuno che ti sprona e ti rivela non solo una visione degli scacchi, ma anche della vita».

Tabori, come nel libro, viene raccontato in diverse fasi della sua vita: da ragazzino lo incarna Antonio Guerra, il piccolo protagonista di “Napoli-New York”, da trentenne Eduardo Scarpetta. Servillo, che aveva già girato con Salvatores “Il ritorno di Casanova”, conosceva bene il romanzo di Maurensig: «Mi ha sempre affascinato perché racconta una lotta feroce che si instaura tra due giocatori di scacchi, ma ha come sfondo la Storia. Vedo Gabriele dirigere il set come un direttore d’orchestra e, come accade a volte nelle grandi sinfonie, i nostri pensieri sono spinti in tante direzioni: questo può essere il racconto dell’ambizione, della Storia che è andata in un certo modo tragico, della solidarietà, del rischio».

Per Toni Servillo è un ritorno in regione, dopo aver già girato soprattutto a Udine e nei suoi dintorni sia “La ragazza del lago” di Andrea Molaioli, ambientato anche al Lago di Fusine, sia “Bella addormentata” di Marco Bellocchio. Per lui è invece il primo set a Trieste: «Ci ero venuto solo per recitare al Teatro Rossetti: nei momenti di libertà dalle riprese mi godo le erte, le scorciatoie, i cantucci di Saba. Mi dispiace un po’ andarmene la prossima settimana». Damian Hardung racconta che «Hans è viennese, ma sua madre era di Trieste. Sta qui la connessione di questa storia con la città. Pensando agli scacchi, sono onorato di essere come un pedone nell’immaginazione di Salvatores».

Il film è prodotto da Raffaella Leone per Lotus Production, con il supporto della Friuli Venezia Giulia Film Commission – Promoturismo FVG, e rivelerà sullo schermo molte location triestine come la Prefettura, il palazzo delle Poste, il Museo Revoltella, la Camera di Commercio, il Museo Sartorio, Villa Tripcovich, il Caffè San Marco e il Caffè Tommaseo, anche la leggendaria libreria Saba dove Hans studia sui libri alcune partite storiche. Il campo di concentramento sarà invece ambientato nell’ex polveriera di Borgo Grotta Gigante, grazie al patrocinio del Comune di Sgonico.

E l’Università di Trieste ha messo a disposizione della troupe il palazzo vuoto di via dell’Università, dove è allestita la sartoria. Salvatores è di casa tra Cavana e le Rive eppure, dice, «questa città rivela continuamente dei tesori, anche interni di palazzi che non ti aspetti». “La variante di Luneburg” sarà un film «dal sapore molto lontano da “Napoli- New York”: questo mi ha molto affascinato. E mi affascina il gioco stesso degli scacchi pieno di doppi, tripli, quadrupli significati. Paolo Maurensig lo racconta: c’è il sangue su quella scacchiera, ogni tanto. Mi ha affascinato che un piccolo recinto di sessantaquattro caselle diventi qualcosa di universale. E tutte le mosse che il pubblico vedrà sono corrette e reali: ci siamo fatti aiutare da due bravissimi giocatori di scacchi triestini, scoprendo che in città c’è una grande tradizione del gioco».

Riproduzione riservata © Il Piccolo