Identità nazionali e migrazioni, la lezione che arriva dal medioevo

Paolo Cammarosano ripercorre l'integrazione tra i popoli, l'eredità di Giustiniano e la lezione dello storico Pirenne per capire il presente

Pierluigi Sabatti

È fresco di stampa un libro di piccole dimensioni ma denso di contenuti: “Culture e sentimenti del medioevo” (Edizioni CERM-Gaspari, 142 pagine, 18 euro) di Paolo Cammarosano, che ha insegnato all’ateneo triestino Storia medievale dal 1971 al 2014.

Negli otto saggi che compongono l’opera, Cammarosano rimanda ai suoi numerosissimi libri e pubblicazioni, sottolineando alcuni aspetti di quei secoli, ingiustamente considerati “bui”.

Il periodo esaminato va dal IV al XIV secolo, arco di tempo in cui i movimenti di popolazioni furono enormi in Europa e fuori Europa. Comincia con la deposizione di Romolo Augustolo, che pone fine all’Impero romano d’Occidente, finisce con il Rinascimento e con la «definizione delle identità nazionali», ben evidenziate in una colorata piantina a pagina 25. Le principali sono: l’area neolatina (Spagna, Francia, Italia), l’area germanica (Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna), l’area slava. Chiediamo all’autore come si arriva alla definizione di queste aree (e anche di quelle minori come la celtica, l’uralo-finnica, la greca e la turca).

Professor Cammarosano per capire la nascita delle identità nazionali, partiamo dalle grandi invasioni barbariche: come sono state affrontate?

«Già prima delle invasioni barbariche ci sono grandi movimenti di popolazioni che premono sull’Impero romano. Pensiamo ai celti. I popoli germanici e slavi che varcano i confini di Roma sono spinti a loro volta dalle popolazioni nomadi che provengono dalle grandi pianure dell’Est. Ma c’è una differenza importante: germanici e slavi sono popoli stanziali, vivono di un’agricoltura sedentaria e questo favorisce l’integrazione con le popolazioni che incontrano. Insieme ai matrimoni tra esponenti delle classi dominanti. Contribuisce a questa integrazione il cristianesimo che si impone come unica religione riprendendo il sistema romano-centrico nell'organizzazione territoriale ecclesiastica, con i vescovi, pilastro del sistema, insediati nelle città».

Proprio quando si è creato in Europa un certo equilibrio tra le popolazioni con i Franchi in Francia, i Visigoti in Spagna, e i Goti in Italia, nel 535 irrompe Giustiniano che vuole riconquistare l’Impero romano d’Occidente…

«È una guerra distruttiva che lascia la penisola a pezzi, flagellata da carestie e pestilenze. La vittoria bizantina è effimera perché caleranno i Longobardi che occuperanno vasti territori. Ma Giustiniano lascia un’importante eredità: il Corpus Juris Civilis che costituirà la base del diritto civile per tutte le legislazioni future europee, fino ai giorni nostri. Mentre il diritto penale avrà un’elaborazione più lunga per stabilire il primato della giurisdizione pubblica, eliminando le faide».

Un altro evento fondamentale nella storia italiana di quel periodo è l’arrivo dei Normanni che divideranno la Penisola.

«Mentre nel centro-nord si affermano i Comuni e successivamente le Signorie, nel Sud i Normanni creano un regno unitario. Sarà una cesura che sancirà la frammentazione politica dell’Italia, con divisioni che si avvertono ancora oggi».

Mentre si formerà un’omogeneità linguistica.

«Dovuta al fatto che in Italia rimarrà forte la base del latino, nonostante le innumerevoli parlate utilizzate lungo lo Stivale. Essa costituirà l’ossatura del volgare e della lingua italiana di oggi».

Professor Cammarosano, oggi sulle migrazioni, che peraltro non sono certamente così poderose come quelle medievali, ma sono comunque oggetto di deplorevoli speculazioni politiche, che cosa ci insegna il Medioevo?

«Il grande storico belga Henri Pirenne affermava che “la storia dell’umanità nasce dal continuo apporto di civiltà diverse. Imparare ad accettare quanto esse possono dare, significa abbandonare il senso di superiorità e accettare un assestamento, un’osmosi».

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