Monologo grafico di Andy Prisney per il mondo complicato di Ulisse

Fino all’11 luglio alla sala Veruda una personale colorata e provocatoria di opere grafiche e sculture. Ne nascerà una serie sulle avventure di Bloom?
Giada Caliendo



Andy Prisney e James Joyce uniti dal filo rosso del Bloomsday, in mostra a Trieste in una personale colorata, eclettica, provocatoria. Alla sala Veruda, fino all’11 luglio, “TELECALI MACOYPSO” racconta del mondo affascinante e complicato dell’Ulisse. Telemaco e Calypso, Bloom e Molly, anagrammati in illustrazioni e grafiche, giocosamente si impossessano degli spazi della sala comunale regalando al fruitore la curiosità dei moti interiori. La mostra è curata da Riccardo Cepach (responsabile Museo Svevo e Joyce) in collaborazione con Nanni Spano (DayDreaming Project) ed Elena Cantori (Galleria Econtemporary), l’organizzazione è affidata a Rosa Alemannuska.

Andy Prisney sceglie di non rivelarsi, esiste nel mondo dell’arte e nei social, non lo si conosce nella vita reale, ma questo poco importa quando la sua prolifica matita digitale elabora contemporaneità e concetti profondi con il suo inconfondibile segno apparentemente pregno di leggerezza. In mostra una sessantina di opere grafiche e dieci piccole sculture oltre a un affascinante libro animato dell’Ulisse in cui Andy ha “tracciato” ogni pagina creando un’opera unica sulle parole di Joyce. “Amo la stilizzazione - scrive Bruno Bozzetto - perché la considero un punto di arrivo molto difficile. Ecco perché amo le illustrazioni di Andy Prisney! L’eleganza grafica, l’intelligenza della composizione, il gusto straordinario dei colori e dei contrasti, ma soprattutto quell’essenzialità originalissima che lo contraddistingue, rappresentano per me un fascino irresistibile”.

Quello di Andy è il racconto visionario e visibile della narrazione di Joyce, l’artista con questa personale mette in campo un proprio tessuto letterario fatto di tratto grafico preciso e sicuro, di composizione e scomposizione. Le sue linee aperte guidano il visitatore in uno spazio dinamico, divertente, dissacrante. Il successo della mostra, tanto visitata e apprezzata nelle sue sfaccettature ironiche e celebrative, sembra suggerire a Andy Prisney la possibilità di dare vita a una serie sulle avventure di Bloom, un po’ come fu per Sto nel 1917 per il “Signor Bonaventura” di cui si possono intravedere alcuni riferimenti stilistici. Il materiale certo non mancherebbe per le storie immergendosi nel mondo dell’Ulisse. La personale tocca due capitoli della complicata opera joyciana, che si chiude con il flusso di coscienza, il monologo di Molly Bloom, pagine intere in cui l’assenza di punteggiatura lascia fluire le parole dello scrittore irlandese. Allo stesso modo Andy Prisney, trascinato dall’immaginario, dà libero sfogo alla sua mano sulla tavoletta grafica. —

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