Nella Los Angeles del 2028 fuga verso l’Hotel Artemis

Esiste ormai da quasi quarant’anni un’estetica alla “Blade Runner” – composta da una Los Angeles futuribile, palazzi e interni art déco illuminati da luci radenti, una società distopica e classista – che rappresenta nei film sci-fi un’attrattiva di per sé, un manierismo che dovrebbe affascinare in ogni caso, lasciando allo spettatore il gusto di divertirsi cercando la variazione sul tema. Così avviene solo in parte per “Hotel Artemis”, diretto da Drew Pearce, cosceneggiatore di blockbuster come “Iron Man 3” e “Mission: Impossible – Rogue Nation”, che esordisce nella regia con questo azzardo narrativo ambientato “tutto in una notte” in uno strano albergo, mentre nella Los Angeles del 2028 infuriano il caos e la rivolta contro i ricchi, con tutte le strade bloccate da tafferugli e manifestazioni.
L’Hotel Artemis è un pronto soccorso molto esclusivo, riservato in incognito ai soli criminali e con l’iscrizione che si paga in anticipo. A gestire la struttura una donna tutta d’un pezzo conosciuta come l’Infermiera, interpretata da una Jodie Foster che torna sul grande schermo dopo cinque anni (“Elysium”) opportunamente invecchiata, al limite della caricatura. Le forze di polizia stanno intanto respingendo i manifestanti che si sono tinti di blu a sostegno della loro battaglia: acqua pulita e gratis. In questo inferno, si aggirano anche quattro uomini, con i volti coperti da maschere a teschio, che hanno appena fallito un colpo in banca finendo in uno scontro a fuoco con la polizia. La loro unica missione ora è solo quella raggiungere il prima possibile l’Hotel Artemis, palazzo di tredici piani di design art déco che nasconde anche un ospedale all’avanguardia. Ma entrare in questa struttura non è affatto facile, i membri devono identificarsi con un chip impiantato preventivamente nei loro polsi. Nessuna eccezione a questa regola, come imparerà a sue spese Buke, rapinatore di banche ferito e senza chip. Uno spunto narrativo promettente, per un film che però presto barcolla sulla propria struttura di base, con una trama che finisce per girare talvolta a vuoto.
PA.LU.
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