“Nomadland” trionfa ai Bafta e vola favorito verso gli Oscar

ROMA
Il weekend di premi per il Leone d'oro Nomadland, con le vittorie del Dga Award (il premio assegnato da Directors Guild of America) per la miglior regia a Chloé Zhao (seconda donna dopo Kathryn Bigelow 11 anni fa) e i quattro riconoscimenti ai Bafta (Miglior film, regia, attrice protagonista a Frances McDormand e miglior fotografia a Joshua James Richards), proiettano il social drama in pole position nella corsa agli Oscar, dov'è in gara per sei statuette. Il film (che in Italia arriverà prossimamente al cinema, salvo disponibilità delle sale, e dal 30 aprile su Star in Disney+), al momento sembra nettamente favorito rispetto a Mank di David Fincher che, pur avendo ricevuto dieci nomination agli Academy Awards, ha raccolto meno del previsto (soprattutto premi 'tecnici’) nei diversi riconoscimenti della stagione. Il racconto di Nomadland ruota intorno alla scelta di Fern (McDormand), che dopo essere rimasta vedova decide di vivere da 'workcamper', quei lavoratori anziani, vittime della crisi economica che si spostano per le strade Usa come nuovi nomadi in cerca di lavori stagionali.
Proprio a loro la cineasta 39enne, collegata in streaming, ha reso omaggio ai Bafta: «Vorremmo dedicare il premio alla comunità nomade che ci ha accolto così generosamente nella loro vita - ha detto la regista che ha in uscita a novembre il superhero movie Eternals con Angelina Jolie -. Grazie per averci mostrato che invecchiare è una parte bella della vita, un viaggio che dovremmo amare e celebrare. Il modo in cui trattiamo gli anziani dice molto di chi siamo: come società dobbiamo fare meglio».
Per Chloé Zhao, oltre alle vittorie (va detto come curiosità che chi vince i Bafta di solito non vince l’Oscar, ma la Zhao potrebbe smentire la tradizione...), nelle ultime settimane non sono mancate le polemiche, legate alla 'censura’ sui contenuti online del suo film scattata in Cina, dopo il riemergere di un'intervista del 2013 con Filmmaker Magazine, nella quale la cineasta si riferiva alla Cina come ad un posto «dove ci sono bugie ovunque». —
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