Il Premio Nonino celebra i 50 anni a Parigi
L'evento all'Istituto italiano di cultura della capitale francese alla presenza di prestigiosi nomi della letteratura e della filosofia

Cinquant’anni di storia e di Storia. Basta guardare al mirabile arazzo di culture ed esistenze individuali riunitesi lunedì all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi per festeggiare il primo mezzo secolo del Premio Nonino, per cogliere in un attimo l’unicità del riconoscimento fondato da Benito e Giannola Nonino: un concentrato di Europa e Mediterraneo, di poesia, letteratura, teatro, architettura e scienza. Perché, come ha felicemente sintetizzato lo scrittore franco-libanese Amin Maalouf, “ci sono tanti premi culturali nel mondo, ma c’è soltanto un Premio Nonino”.

Il direttore dell’IIC parigino, Antonio Calbi, dirige le danze moderando il dibattito nella magnifica sala di Rue Varenne, cedendo il ruolo dell’anfitrione all’inarrestabile carisma di Giannola Nonino, presente assieme alle figlie Antonella, Cristina ed Elisabetta, anime con lei dell’evento. Tenendo in mano una bottiglia preziosa e trasparente, Giannola ricorda quel tempo di oltre cinquant’anni fa, quando assieme al marito Benito s’imbarcarono in una battaglia per salvare gli antichi vitigni tradizionali del Friuli, impresa che portò alla fondazione del premio: “Per sottolineare l’importanza di quella cosa meravigliosa che è la civiltà contadina, nel rispetto dell’uomo e della terra”. Anche quando, da premio “tecnico” il Nonino è diventato letterario, i valori fondanti sono rimasti tali e – prosegue Giannola – risaltano “leggendo la lista dei nomi dei premiati”: nomi che per ben sei volte in questi decenni hanno anticipato quelli poi del Nobel. La presidente della Nonino Distillatori chiude il suo intervento con un appello alla pace: “Basta guerra, solo amore e rispetto, per la terra e per l’uomo”.

All’evento era prevista la partecipazione di Edgar Morin, a 104 anni forse l’ultimo grande rappresentante della filosofia francese di seconda metà Novecento, saltata però a causa di un recente ricovero. Al suo pensiero, in particolare al suo rifiuto dei riduzionismi in favore della complessità del reale, si sono ispirate però le riflessioni della serata. La parola passa quindi ad Adonis, poeta siriano e forse il più influente intellettuale arabo del presente, il quale dichiara la sua “ammirazione” per la famiglia Nonino, e declama in loro onore i suoi versi, sillabando nella lingua madre, atta a rendere ogni sfumatura dell’anima.
Il microfono passa quindi a Suad Amiry. Scrittrice e architetta palestinese, è stata protagonista della catalogazione del patrimonio architettonico della Palestina, estesa a oltre 50 mila edifici. Un bene messo a rischio dalla guerra, e non da oggi, avverte: “Israele ha colpito il patrimonio architettonico palestinese dal 1948. Tra il ’48 e il ’53 ha distrutto 420 villaggi palestinesi. Perché il patrimonio culturale è identità. La buona cosa è che noi palestinesi non molliamo mai”.
Amin Maalouf, scrittore, giornalista e segretario perpetuo della Académie française, colloca l’unicità del premio Nonino nel suo contesto, l’Italia: “Ricevere il premio Nonino è come entrare a far parte di questa meravigliosa famiglia. E così, si ha l’impressione d’appartenere un po’ all’Italia, ovvero alla civilizzazione. Io sono innamorato della storia di questa bella nazione. È una storia incredibile, perché sono pochi i paesi al mondo che hanno contribuito in modo costante alla civiltà per oltre duemila anni. E quando parliamo di apertura, tolleranza e fraternità, c'è un momento storico di fondamentale importanza, oggi un po' dimenticato, ma per me essenziale. È accaduto diciotto secoli fa. Quando un imperatore romano, nato in quella che oggi è la Francia, annunciò nel 212 che tutti i sudditi dell'Impero Romano sarebbero diventati cittadini romani. Credo che, per diciotto secoli, nessun impero abbia preso una decisione così radicale, umanistica e fondamentale per il futuro”.
Ariane Mnouchkine, fondatrice del Théâtre du Soleil, ripercorre nella memoria la sua esperienza al premio Nonino, narrandola al pubblico: “Ho rievocato questo ricordo decine di volte alle persone che amo, dicendo: "Ecco. Questa è cultura. Questa è l'Italia. Questo è coraggio." Il coraggio della cultura. Il coraggio della bellezza. L'arte di vivere”.
Intervengono poi anche i premiati “tecnici” del Nonino, come l’“emissario del vitigno Pignolo”, l’irlandese trapiantato in Friuli Ben Little, la economista Silvia Pérez-Vitoria. Vengono dal Venezuela Naybet Garcia e Johnny Gomez, esponenti del coro Manos Blancas che proprio la famiglia Nonino ha esportato fuori dal paese latinoamericano, nel 2010. A chiudere gli interventi è il diplomatico, politico e scrittore Dominique de Villepin, che definisce il premio un Unicum nel suo genere e “una piccola meraviglia, un bijou”.
E il compendio di questa meraviglia è accessibile ora nella forma di un volume, curato da Antonella Nonino, che ripercorre passo passo – attraverso testi e immagini – il primo mezzo secolo di una istituzione nel panorama della cultura internazionale.
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