Rodríguez: «Le mie donne in Estremadura sono una forza potente di cambiamento»

Un paesino rurale nel sud della Spagna, un microcosmo apparentemente immobile dove, invece, ribolle la spinta al cambiamento delle donne contro il patriarcato tradizionale: ci sono una moglie che si affranca finalmente da un marito che non sopporta più, una signora di mezza età che ricorda i soprusi del padre violento, una vedova che cerca un nuovo equilibrio di vita. È un inno alla liberazione femminile il film “Destello Bravio” (“Mighty Flash”), debutto alla regia della spagnola Ainhoa Rodríguez, in programma questa sera a ShorTS – International Film Festival. L’appuntamento è alle 20 al Cinema Ariston (mentre, al Giardino Pubblico, dalle 21 continua il programma dei cortometraggi): arriva a Trieste la regista in persona, per celebrare in presenza il rinnovato rapporto diretto con il pubblico dopo le separazioni della pandemia.
Il concorso lungometraggi parte dunque da un’opera coraggiosa: “Destello Bravio” è quasi l’esperienza artistica collettiva di un intero paese, Puebla de la Reina, un borgo di nemmeno mille abitanti nella regione di Tierra de Barros, in Estremadura. La regista, originaria di quella zona, ha infatti scelto come interpreti proprio gli abitanti del luogo, in particolare un gruppo di donne intense e coraggiose. «Sapevo che sarebbe stato impegnativo, ma anche un gioco bellissimo - afferma. - La materia prima che queste attrici non professioniste offrono è un tesoro e una fonte inesauribile di ispirazione. Ho vissuto nove mesi nel paese, all’inizio non conoscevo nessuno. Ho creato un laboratorio con un gruppo di donne su “Cinema, Donne e Sguardi Non Normativi”: a poco a poco abbiamo costruito un meraviglioso legame di fiducia reciproca. Anche la sceneggiatura è stata costruita in situ attraverso un processo organico di feedback tra le diverse fasi, i casting, le prove, la messa in scena».
“Destello Bravio” racconta anche un mondo rurale in via di sparizione: «È la storia di un popolo che si aggrappa alle proprie antiche tradizioni, a volte stantie o ingiuste, come atto di resistenza contro la perdita di identità. A farne le spese, però, sono le donne, con le loro luci e ombre, ma vittime di un'ingiustizia di sistema. Nonostante tutto queste donne hanno una forza potente, la possibilità di trasformazione, di cambiamento».
Il film mescola passaggi fortemente naturalistici ad altri surreali, di sensualità onirica e immaginifica, richiama certi ritratti sociali alla Luis Buñuel, ma anche l’inquietudine rarefatta di David Lynch. Ma, afferma Rodríguez, la differenza è nello sguardo: «Sono una cinefila, ho divorato grandi autori, li ho digeriti e fanno parte di me. L'ispirazione, più che direttamente da loro, è venuta dai paesaggi, le voci, i volti che avevo intorno. Ora dobbiamo cercare il nostro sguardo. Quello di Buñuel, ad esempio, è lo sguardo del maschio eterosessuale, dove la donna è l'oggetto del voyeur. Nel film, invece, siamo di fronte a uno sguardo opposto a quello di questi registi maschi eterosessuali: qui è la donna a prendere le redini della storia, dello sguardo, dell'azione e della propria sessualità e desiderio». —
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