Un secolo fa la nascita di Roger Corman, il più triestino tra i maestri di Hollywood

Celebre come regista soprattutto per il ciclo sublime di horror anni ’60, portò invece a Trieste i suoi film più ribelli e legati alla controcultura

Paolo Lughi
Roger Corman a Trieste nel 2009 con il premio Urania alla carriera assegnato dal festival da Science+Fiction
Roger Corman a Trieste nel 2009 con il premio Urania alla carriera assegnato dal festival da Science+Fiction

Sempre signorile, posato (e non te l’aspettavi), questo sommo artefice del cinema hollywoodiano più provocatorio era quasi un triestino “ad honorem”, poiché era stato più volte ospite e premiato al Festival della Fantascienza e alla Cappella Underground dal 1963 al 2009.

Stiamo parlando del leggendario Roger Corman, Oscar alla carriera nel 2009, geniale e prolificissimo (550 film prodotti e 50 diretti) regista e produttore, icona amatissima del cinema indipendente a basso budget, scopritore dei migliori talenti della New Hollywood da Coppola a Scorsese, da Nicholson a De Niro e Cameron.

Di Corman (scomparso due anni fa) celebriamo il centenario dalla nascita, che cade il 5 aprile, ripercorrendo questo rapporto del tutto speciale (cinque volte presente in città) che onora Trieste.

Celebre come regista soprattutto per il ciclo sublime di horror anni ’60 ispirati a Edgar Allan Poe (per Corman – scrisse Giuseppe Lippi – Poe era «atmosfera, delirio, visione»), questo americano di Detroit, studente di Ingegneria a Stanford e di Letteratura inglese a Oxford, portò invece a Trieste i suoi film più ribelli e legati alla controcultura.

Nel luglio 1963, al primo Fantafestival, lui non è presente ma vince l’Astronave d’argento con “L’uomo dagli occhi a raggi X”, suo tipico gioiellino low-cost di grande fantasia. Qui, dove si ammicca in chiave voyeuristica all’incipiente rivoluzione sessuale, un uomo (Ray Milland) sperimenta su se stesso un filtro per vedere attraverso le cose e, va da sé, oltre gli indumenti femminili.

La giuria, in cui figurava Umberto Eco, riconosce «lo sforzo fatto per portare i problemi della fantascienza nei film di vasto circuito». Ritira il trofeo il produttore Nicholson della gloriosa casa indie Aip. Nell’autobiografia Corman ricorda con orgoglio quel premio, e scrive che nello stesso anno visitò Trieste durante le riprese in Jugoslavia del suo “The Secret Invasion”.

Poi, nell’edizione del 1969, Corman è nella giuria guidata da Mario Soldati.

Il Festival gli dedica una personale di otto film e lui presenta lo psichedelico “The Trip” (1967), con Peter Fonda e Dennis Hopper, scritto da Jack Nicholson, che aveva anticipato di due anni il mitico “Easy Rider”. In conferenza stampa afferma che i suoi film sono “una denuncia della violenza, in ogni forma e Paese questa si manifesti”.

Torna al Festival nel 1971, accompagnato da Julie, sposa novella, per presentare “Gas-s-s-s!”, road-movie lisergico dove si immagina che un gas uccida negli Usa tutti i maggiori di 25 anni, realizzando così la rivolta generazionale.

Con l’occasione, la Cappella Underground “rapisce” Corman per fargli introdurre nella propria saletta la profezia del trumpismo “L’odio esplode a Dallas” (1961), unico suo film che perse dei soldi, ma di cui andava fiero.

Va ricordato che quella che accoglieva Corman in quegli anni era una “swinging Trieste” aperta ai miti moderni. Era la città di Nino Benvenuti, Teddy Reno e Lelio Luttazzi, dove nel 1970 aveva avuto eco nazionale lo “scandalo” dei festini con droga e sesso fra studenti del Liceo Petrarca in settimana bianca a Falcade, una vicenda che sembrava quasi la sceneggiatura di un film di Corman.

Nel 1995 (mentre il Fantafestival nel frattempo era morto), Corman risorge invitato nuovamente dalla Cappella per un seminario pubblico al Museo Revoltella con Lorenzo Codelli e Massimiliano Spanu (laureatosi sul regista).

Qui Roger si diverte a suggerire che il Castello di San Giusto sarebbe perfetto per girare film tratti da Poe. Invece nel 2000 è il critico triestino Sergio Grmek Germani a invitarlo a Venezia per la retrospettiva della Biennale Ciema “La meticcia di fuoco”. Infine nel 2009, nell’anno dell’Oscar onorario, anche il rinato Science+Fiction premia Corman con l’Urania alla carriera.

E oggi, agli ultimi Oscar, ecco uscire trionfatori due film “cormaniani” (legati a generi selvaggi) come “Una battaglia dopo l’altra” e “Sinners” (e vince pure l’allievo Cameron con “Avatar”). Così, i frammenti dell’universo di Corman restano infiniti e, come per magia, continuano, continueranno a riprodursi nell’arte degli autori che hanno iniziato sotto la sua ala o che semplicemente l’hanno ammirato.

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