Sarà tutta in “Blue” la Biennale teatro in presenza da luglio

Spettacoli di rosa, musica e danza con i grandi nomi da Krzysztof Warlikowski a Wayne McGregor
Roberto Canziani



Tornano i corpi. Nella stessa giornata in cui cresce la polemica sugli stadi che si aprono e i luoghi di cultura che restano chiusi, La Biennale di Venezia lancia la sfida. Sono appena stati presentati i cartelloni dei tre festival internazionali che tra inizio di luglio e fine di settembre, negli spazi della città e della laguna, segneranno la ripresa nel settore delle performing arts: teatro, danza, musica. Spettacoli fatti di corpi, che torneranno. Così come torneranno i corpi degli spettatori. Lo si farà in sicurezza, chiarisce il presidente della Biennale, Roberto Cicutto nella sua presentazione.

In un anno e mezzo di video-call, spettacoli in streaming, interazione digitale più che tattile, avevamo quasi dimenticato il corpo, che riprenderà invece ad abitare spazi pubblici. La Biennale è la prima istituzione italiana ad annunciare per filo e per segno gli eventi live per la prossima estate. Fin dal 2 luglio, data in cui si avvierà il Festival di teatro, rigorosamente dal vivo, ma rispettoso dei protocolli che intanto il governo sta faticosamente predisponendo per gli eventi culturali e di spettacolo.

Non sarà triste Venezia, si potrebbe dire, parafrasando Charles Aznavour, e osservando la determinazione con cui i direttori dei tre settori hanno messo mano ai programmi. Wayne McGregor per la Danza, Lucia Ronchetti per la Musica. A dirigere il settore Teatro per l'edizione 2021 (e anche per le prossime tre) sono Stefano Ricci e Gianni Forte, registi noti nella nostra Regione, anche perché con la loro sigla ricci/forte sono stati parecchie volte protagonisti di spettacoli e iniziative nei cartelloni di Teatro Contatto a Udine.

A Venezia - raggiungibile in sole due ore di treno - la situazione sarà ovviamente diversa. Un'ampio sguardo internazionale metterà d'accordo, nella sequenza degli spettacoli, i nomi importanti della regia teatrale contemporanea (il polacco Krzysztof Warlikowski, Leone d'oro 2021, oppure l'ungherese Kornél Mundruczó) e anche quelle "pepite" d'arte che i due direttori sono riusciti a setacciare grazie a uno sguardo carico di interesse e di aspettative (Paolo Costantini, regista 25enne, è una delle figure da seguire con più curiosità, per esempio). Si intitola infatti "Blue", che è il colore della speranza, il progetto di quest'anno.

Nutrito anche il programma del Festival di danza contemporanea (a partire dal 23 luglio): il coreografo britannico Wayne McGregor lo ha concepito in senso radicalmente fisico ("First Touch" è il titolo). Accanto a star di impatto mediatico (Michail Barishnikov danzerà su una partitura verbale congegnata da Jan Fabre) interessanti sguardi si aprono verso l'odierna danza africana (Germaine Acogny è famosa per la sua Scuola di sabbia, in Senegal), verso la Cina e naturalmente l'Italia (Marco D'Agostin). Molto focalizzato sarà invece il programma della sezione Musica. La compositrice Lucia Ronchetti lo ha intitolato "Choruses. Drammaturgie vocali" e costruito come un "pellegrinaggio dell'ascoltatore", in una selezione della scrittura corale a cappella nei suoi sviluppi di questi ultimi 20 anni, che tuttavia non esclude le live-electronics (per esempio nelle proposte di Christina Kubitsch per la Cappella Marciana della Basilica di S. Marco). Ma anche il recupero di un "pellegrinaggio corale", che si muoverà attraverso la città. Atto religioso e pure corteo di protesta e migrazione, che riporterà l'attenzione“sul dovere e sul potere andare altrove”. —

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