Simon & The Stars, l’astrologo dei vip parla a Trieste del 2026, «l’anno uno»

La presentazione giovedì alle 18 alla libreria Lovat

Mary B. Tolusso
Simon & The Stars
Simon & The Stars

Lo chiamano anche “L’astrologo dei vip”, ma chiunque conosca gli oroscopi di Simon & the Stars, sa che difficilmente sbaglia. Predizioni che non tengono conto solo del cielo, ma si declinano alla storia del passato, alla psicologia e alla ricerca. D’altra parte Simone Morandi – che è il suo nome – ha una formazione culturale alta e a ciò si aggiunga l’intuito.

Il popolare astrologo sarà alla Libreria Lovat giovedì, alle 18 per l’ ultimo “Oroscopo 2026. Le strade del futuro” (Rizzoli, pag. 384, euro 15.90)

Lei è un avvocato, un astrologo, scrittore, agente di celebrità: come fa a tenere a bada tutti questi ruoli?

«In realtà non li vivo come ruoli separati. Sono linguaggi diversi che raccontano la stessa cosa: le persone, le loro storie, le loro scelte. Il diritto mi ha insegnato la struttura, l’astrologia il senso del tempo, la scrittura la narrazione, il lavoro con i personaggi pubblici l’ascolto. Non cerco di tenerli a bada, cerco di farli dialogare. Quando questo accade, tutto diventa più fluido».

È vero che Dario Argento loda i suoi oroscopi come una forma poetica del destino?

«Dario Argento è una persona di grandissima intelligenza, ma soprattutto molto sensibile e curiosa. Non si è mai interessato in modo particolare all’oroscopo, ma da quando ha assistito alla mia trasformazione, nel 2013, quando ho iniziato a scrivere di astrologia, si è incuriosito. Non è mai stato il centro del nostro rapporto professionale o di amicizia, ma ogni tanto mi chiede, osserva, ascolta. Credo che ciò che lo abbia colpito non sia tanto l’astrologia in sé, quanto il mio modo poetico e narrativo di raccontarla».

Quest’anno il suo oroscopo 2026 parla di “anno 1”. Cosa intende?

«Parlo di “anno 1” innanzitutto in senso numerologico: sommando le cifre che compongono il 2026 (2 + 0 + 2 + 6) si ottiene 10, e risommando 1 e 0 si arriva a 1. Dal punto di vista simbolico e logico, quindi, il 2026 è a tutti gli effetti un anno 1, l’inizio di un nuovo ciclo. Ma questa lettura trova conferme anche nel cielo astrologico. Due pianeti importanti lasciano infatti il segno dei Pesci ed entrano in Ariete, che è il primo segno. Questo segna l’avvio di un ciclo completamente nuovo e ci riporta a scenari simili a quelli di metà Ottocento, un periodo irrequieto, attraversato da fermenti ideali e tensioni di rinnovamento»

Ci dice qual è il segno più complicato dello zodiaco?

«Quest’anno è davvero difficile provare a mettere i segni in una graduatoria. Il 2026 è un anno talmente forte che non consente classifiche tradizionali. Possiamo però dire una cosa: per ciascun segno, il 2026 rimuove l’ostacolo che negli ultimi anni ha bloccato la strada e spinge a compiere un passo che prima non era possibile. Questo rappresenta per tutti un privilegio, ma anche una sorta di obbligo: oggi non ci sono più scuse»

E il più fortunato del 2026?

«Anche qui è difficile parlare di un unico segno fortunato. Se però utilizziamo Giove come “lancetta della fortuna” – il pianeta associato all’espansione e all’abbondanza – possiamo fare un ragionamento temporale. Nei primi sei mesi dell’anno Giove transita in Cancro, sostenendo soprattutto i segni d’Acqua – Cancro, Pesci e Scorpione – e, di riflesso, anche i segni di Terra, in particolare Toro e Vergine. Da luglio Giove passa in Leone e favorisce i segni di Fuoco».

Dal libro ci aspettiamo un anno più democratico e consapevole. Cosa si augura?

«Il 2026 apre le strade del futuro, ma lo fa in un clima irrequieto e instabile, carico di tensioni. I transiti lo raccontano: Plutone in Acquario ci riporta alle grandi rivoluzioni della seconda metà del Settecento – industriale, francese, americana – legate al progresso, alla ribellione e al desiderio di emancipazione. Temi che oggi tornano, non solo sul piano collettivo, ma anche dentro ciascuno di noi. Il tema del progresso ci rimette nella stessa posizione di responsabilità che l’uomo del ’700 ebbe davanti alla macchina a vapore. Oggi quella responsabilità si chiama Intelligenza AI, ma su un’ottava più alta, con una posta in gioco forse ancora maggiore».

Una nuova consapevolezza?

«Probabilmente. Una nuova consapevolezza del nostro posto nell’universo potrebbe ridimensionare le nostre istanze egoiche, mettere a tacere molti conflitti esasperati e farci ritrovare un senso di appartenenza al nostro pianeta. Ed è questo, al di là dei segni del cielo, ciò che mi auguro davvero per il 2026». —

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