Scatti d’ira e compassione, il genio contraddittorio di Bernini

In scena alla Sala Bartoli del Rossetti lo spettacolo ispirato alla figura del grande scultore, storico rivale di Borromini 

Annalisa Perini
Una scena dello spettacolo Lettere a Bernini
Una scena dello spettacolo Lettere a Bernini

Un passato, il Seicento, che nei suoi opposti estremi parla anche di un presente in cui coesistono “scienza nuova” e imbarbarimento. Da mercoledì 22 aprile a domenica 26 aprila alla Sala Bartoli, per il cartellone di prosa contemporanea dello Stabile regionale, è in scena “Lettere a Bernini”, drammaturgia e regia di Marco Martinelli. Uno spettacolo che affronta, attraverso la contraddizioni della figura di Gian Lorenzo Bernini, massima autorità artistica della Roma barocca (le cui sculture sono caratterizzate da dinamismo, drammaticità e straordinaria resa delle emozioni umane) i temi dell’ambizione, della rivalità, dell’ira e, per contro, dell’umanità e del riconoscimento dell’altro.

Martinelli, direttore e fondatore del Teatro delle Albe con Ermanna Montanari, è una delle figure di spicco del teatro di ricerca, insignito di ben 7 Premi Ubu, del Premio Hystrio e di molti riconoscimenti internazionali. E nella coproduzione di Albe / Ravenna Teatro - Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale è l’attore Marco Cacciola a incarnare i tremendi scatti d’ira e i passionali abbandoni di un ormai anziano Bernini. La messa in scena trasporta nel suo studio in un giorno d’estate, il 3 agosto 1667. Il geniale artista è infuriato con Francesca Bresciani. Intagliatrice di lapislazzuli, ha lavorato per lui nella Fabbrica di San Pietro e ora, sfidando un’autorevolezza e un’autorità che però non ammettono repliche, lo accusa di non pagarle il giusto prezzo per il suo lavoro. Nella sua ira Bernini evoca allora anche l’ombra dell’odiato rivale Francesco Borromini, il geniale architetto ticinese, introverso e malinconico. Giunge però, inaspettata, la notizia del suicidio di quest’ultimo. Bernini finirà con il riconoscere l’alto valore dell’opera del collega, nel momento in cui la furia e l’arroganza avranno ceduto il passo alla pietas (oggi diremmo empatia), per la depressione che aveva colpito il rivale negli ultimi anni e per l’incessante guerra che gli artisti si fanno, tutti contro tutti. Bernini fu anche uomo di teatro (scenografo, commediografo, attore lui stesso), linguaggio dal quale trasse ispirazione per diverse sue opere. Cacciola, in un “monologo polifonico”, ne incarna la sfaccettata personalità e, come scolpendoli nel vuoto, genera ricordi, presenze, figure, conflitti e, abbattendo i confini del tempo, anche echi dal “secolo breve” e dal presente. —

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