Un’immersione nelle immagini tra guerre, malattie e terrorismo
VENEZIA. Una delle tappe obbligate, entrate a far parte del rituale degli accreditati alla vigilia dell’apertura della Mostra, è la visita all’isola del Lazzaretto Vecchio, dove da tre anni la Biennale ospita la sezione competitiva dedicata alla Virtual Reality. Prima dell’arrivo dei divi e di finire risucchiati nel gorgo dei film (ma l’esposizione è aperta al pubblico per tutta la durata del festival), è sempre bello e interessante farsi un giro di ricognizione e sperimentare in prima persona quelli che a breve potrebbero schiudersi come i nuovi confini del racconto per immagini, tra immersioni e fluttuazioni, molte animazioni, e di anno in anno sempre più protesi verso un tipo di narrazione interattiva.
Sono trentanove le opere in mostra (di cui quindici dirette da donne): quattordici appartengono all’universo dell’interazione, dodici corrono nella sottosezione di racconto lineare, dieci “best of” e tre i titoli prodotti da Biennale College. Tiene banco la tematica sociale (guerre, malattia, terrorismo) provocando commozione, magari sfruttando il fatto che l’esperienza immersiva offre allo spettatore l’occasione di vedere le cose da un punto di vista inedito, altro, diverso dal nostro. Emblematica “The Key”, esperienza interattiva che mette insieme “living theatre” e realtà virtuale. Si entra in una piccola stanza fumosa. Alle pareti dei quadri. Un’attrice in carne ed ossa, quasi una sacerdotessa, accoglie e spiega che si sente smarrita, del suo passato conserva solo una chiave ma non ricorda nulla. Invita ad aiutarla nella scoperta delle sue origini. È qui che ha inizio il viaggio, passando per camerette anguste, creature misteriose e abissi marini, fino al segreto che si svela ed è nella chiave, quella che molti profughi continuano a tenere stretta in mano anche quando la fuga li ha portati lontano, anche quando la porta quella chiave apre, probabilmente, non esiste più.
Vale anche la pena farsi trasportare sulla Luna ( “To the Moon”) da Laurie Anderson, presidente della giuria Vr, ispirato da un dipinto verticale di un antico pittore cinese, oppure provare a cercare la via d’uscita da una capanna molto “creepy” nel proto-horror “Pagan Peak”, assaggiare la musica dei Sigur Rós in un film virtual dal titolo “Tonandi” ma anche farsi un giro sulla scena punk newyorchese degli anni’70 “Battlescar–Punk was invented by girls” guidati dalla voce di Rosario Dawson.
B. F.
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