>>>ANSA/ Il Fendi plurale di Maria Grazia Chiuri, 'meno io più noi'

(di Gioia Giudici) (ANSA) - MILANO, 25 FEB - Parla al plurale il nuovo Fendi di Maria Grazia Chiuri, al debutto creativo nella maison dove si è formata e ha lavorato oltre 10 anni, e dove torna dopo aver guidato prima Valentino - insieme a Pierpaolo Piccioli - e poi Dior. Per la sua 'prima' milanese, un pubblico di star, da Uma Thurman a Monica Bellucci, da Jessica Alba a Shaylene Woodley. In passerella, una collezione non 'coed', come vengono chiamati gli show in cui sfilano insieme uomo e donna, ma 'shared' - dice Chiuri - dove lui e lei condividono le stesse giacche e cappotti, 'riproporzionati' dalla direttrice creativa che, al suo arrivo nella maison, ha voluto ridefinirne i codici partendo letteralmente dall'abc, ossia dal logo e dal suo lettering, ricostruito quasi filologicamente nelle sue origini legate all'estetica modernista. Un lavoro nato dal ricordo del 'Libro giallo' custodito dalle Fendi, che spiegava come applicare il logo su ogni categoria di prodotto. "Nessuno se ne rende conto, ma quando si usano dei codici in modo continuativo - spiega Chiuri - non si sa per quale motivo si modificano da soli. Risistemare tutto è un'operazione che richiede molto tempo, però è essenziale per mettere ordine". Se il logo è la firma dell'azienda, il simbolo di Fendi è da sempre la pelliccia: qui rispetto a un secolo fa la sensibilità è decisamente cambiata, ma nella maison rimane un'eccellenza "come lo è l'alta moda in molti brand". Un know-how che Chiuri ha ripensato in modo contemporaneo riesumando dal passato il concetto di rimessa a modello: "l'idea - racconta - è quella di utilizzare i nostri atelier di pellicceria per far sì che le persone possano portare i loro capi e farli diventare altro, magari la fodera di un trench o di un cappotto, creando un pezzo su misura". Anche per la collezione per il prossimo inverno, in passerella oggi nell'headquarter di via Solari, sono state usate solo pellicce d'archivio, in un omaggio alle sorelle Fendi, che - ricorda Chiuri - riutilizzavano ogni scarto in maniera "estremamente creativa e anche pragmatica". Così come è intervenuta sul logo, Chiuri ha riportato alle origini anche borse iconiche come la Baguette, "nata trasversale" e "riattivata" alla sua essenza, dalle versioni in denim a quelle piene di specchietti colorati. Come le sorelle Fendi avevano liberato le pellicce, rendendole leggere e sensuali, così ha fatto lei sulle silhouette del pret-a-porter, con le giacche e i cappotti di cashmere sfoderati e pratici come cardigan ma senza perdere la shape e abiti di pizzo di pelle che svelano il corpo. Da alternare a trench in velluto che sembrano in pelliccia e da sovrapporre a gilet di pelliccia, vestiti in maglia di seta e abiti con intarsi in pizzo, bermuda e chemisier, cargo pants e parka foderati di pelliccia, ma anche a T-shirt con i claim di Sagg Napoli, una delle due artiste omaggiate nella collezione, insieme a Mirella Bentivoglio, con una re-edition dei suoi gioielli d'artista in tiratura limitata. Non a caso il motto di Chiuri per questa collezione - stampato anche in passerella - è "Meno io, più noi", come le hanno insegnato le sorelle Fendi, da cui ha assorbito "una sensazione di una forte creatività, ma anche di un grande pragmatismo nello stile di vita, perché era un'azienda dove il confronto era continuo. Oggi per me è fondamentale mantenere questo spirito, ancor di più per questa azienda, che - conclude - ce l'ha proprio nel DNA". (ANSA).
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