Caporalato, picchiato nel Grossetano bracciante 'troppo lento'

Pakistano assistito da Flai Cgil ruppe omertà. Udienza preliminare, fatti del 2022

(ANSA) - GROSSETO, 13 FEB - Non solo paghe da fame, turni estenuanti e assoluta precarietà sotto ricatto, ma al tribunale di Grosseto emerge la particolare vicenda di un operaio agricolo vittima di un caporalato ancora più aggressivo: veniva picchiato con pugni e calci perché ritenuto "lento" nel lavoro. I fatti sono del 2022 ed avvennero a Paganico. Il 16 febbraio parte l'udienza preliminare coi caporali e i loro complici sotto accusa. Da testimonianze risulta che i caporali si posizionavano ai lati opposti del campo urlando in lingua urdu ('figlio di cane', 'figlio di puttana') e minacciando percosse per ogni presunta lentezza. I lavoratori erano sfruttati per mansioni di potatura, vendemmia e zappatura tra Grosseto, Siena e Orbetello. Tutto è emerso da una denuncia iniziale di un singolo bracciante, del Pakistan, che ruppe il muro dell'omertà. Aveva subito un trauma cranico, contusione al braccio superiore destro, frattura delle ossa nasali, accusava cefalea. La prognosi fu di 17 giorni al pronto soccorso. Le indagini del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro hanno svelato un sistema criminale di reclutamento di lavoratori, di ditte agricole intestate a prestanome ma gestite di fatto dai caporali (anch'essi pakistani), versamenti contributivi non erogati. Sempre secondo quanto emerge, i caporali chiudevano le società dopo circa due anni per eludere i controlli. Ed erano minacciati di ritorsioni ai familiari in Pakistan quei braccianti che avessero osato ribellarsi. Alla prima denuncia del lavoratore, assistito dal sindacato Flai Cgil, sono seguite quelle di suoi colleghi. La querela fu depositata nel settembre 2022 ai carabinieri, l'aggressione c'era stata il 29 agosto 2022. Il pm Mauro Lavra ha chiesto il processo per sei pakistani accusati di caporalato e sfruttamento della manodopera. Per cinque di loro c'è anche l'accusa di lesioni. Sono invece cinque le parti offese per aver subito sfruttamento lavorativo, tutti del Pakistan come i loro 'aguzzini'. I braccianti venivano sfruttati in proprietà agricole dell'Amiata e a Cinigiano, Montalcino, Albinia, Gavorrano, Paganico. Facevano turni fino a 15 ore giornaliere d'estate, dalle 5 alle 20 con una sola ora per il pranzo, senza riposi settimanali, ferie retribuite nè permessi per malattia. In inverno le ore si riducevano a 8 al giorno ma sempre senza riposo domenicale. La paga era in nero a 5 euro l'ora. (ANSA).

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