Cesvi, all'Emilia Romagna primato per fronteggiare maltrattamento infantile

(ANSA) - ROMA, 10 GIU - L'Emilia-Romagna conferma il primato per capacità di fronteggiare il maltrattamento infantile, seguita dal Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, mentre Puglia, Sicilia e Campania sono tra le regioni con più criticità. Nel Mezzogiorno i servizi di sostegno alla genitorialità raggiungono meno di un terzo delle famiglie coperte al Nord. È quanto emerge dalla settima edizione dell'Indice regionale sul maltrattamento e la cura all'infanzia in Italia, curato da Fondazione Cesvi e presentato oggi a Roma. Il rapporto analizza i fattori di rischio e la capacità delle regioni italiane di prevenire e contrastare il maltrattamento all'infanzia, mettendo in evidenza un'Italia a due velocità: nelle regioni del Nord, con reti sociali più solide e servizi più strutturati, emergono miglioramenti, mentre nei territori caratterizzati da fragilità economica, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale, come in alcune regioni del Meridione, persistono condizioni di rischio più elevate a cui non corrisponde un'adeguata risposta attraverso servizi di supporto. I servizi a sostegno della genitorialità, che in Italia raggiungono complessivamente oltre 144mila utenti (copertura media: 495 utenti ogni 100.000 abitanti target) sono molto più diffusi al Nord (741 utenti/100.000 abitanti) rispetto al Centro (322,1) e al Mezzogiorno (271,0). Il focus di questa edizione, dal titolo 'Generazione sola', è dedicato alla povertà relazionale e al suo legame con il maltrattamento infantile. Ne emerge un quadro netto: la povertà non è solo mancanza di risorse materiali, ma anche carenza o deterioramento di relazioni significative, spazi sicuri, adulti di riferimento e comunità capaci di proteggere. La povertà relazionale può manifestarsi nella solitudine, nell'assenza di ascolto, nella fragilità dei legami familiari, nella mancanza di amici, nel bullismo, nella scarsa presenza di adulti capaci di intercettare il disagio. È una forma di vulnerabilità meno visibile, ma decisiva: quando si indeboliscono le relazioni, diminuiscono anche i fattori protettivi che aiutano bambine e bambini a crescere in sicurezza. (ANSA).
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