Checco Zalone dottore in pianoforte a Foggia, 'quel mio sogno da jazzista'

L'attore in conservatorio, "quando facevo solfeggio volevo chiamare Telefono Azzurro"

(di Michela Magnifico) (ANSA) - BARI, 23 GIU - Ha raccontato la sua aspirazione di jazzista, ma "non ero bravissimo", e il brutto rapporto da bambino con il solfeggio. Eppure la musica, il pianoforte, è diventata la sua vita, il suo lavoro, la sua storia. Tanto che oggi Luca Medici, in arte Checco Zalone, è diventato, ad honorem, dottore in pianoforte jazz. Il titolo gli è stato conferito dal conservatorio Umberto Giordano di Foggia. La cerimonia si è tenuta nella sede di Rodi Garganico, blindata per l'occasione e accessibile solo su invito, nell'ambito della XXI edizione del Rodi Jazz Fest. Nel corso della cerimonia Zalone ha tenuto una lectio magistralis. "Ho iniziato quella cosa che fate voi musicisti, il solfeggio. Dopo due mesi volevo denunciare al telefono azzurro mio padre. Ho iniziato a suonare un po' ad orecchio in un periodo in cui c'erano le tastiere (gli arranger), delle cose orrende. Suonavo un accordo e la tastiera ti faceva tutto l'accompagnamento. È una cosa terribile che ha veramente rovinato un sacco di futuri musicisti" ha detto con la sua consueta ironia rivolgendosi al pubblico, tra cui molti studenti del conservatorio. "Un giorno - ha raccontato - si ruppe quella tastiera e capii che si poteva cominciare a mettere le mani sul pianoforte più seriamente, però poi mi sono bloccato lì. Io ho sempre desiderato di fare il musicista, anche il jazzista. C'è stato un periodo nella mia vita in cui avevo questa velleità da jazzista, non ero bravissimo, però mi buttavo". Quindi "un messaggio ai ragazzi: è una musica difficilissima. Dovete essere pronti a vivere nel disagio, nella povertà - ha ironizzato ancora - e quei pochi soldi che guadagnerete, li spenderete anche a meretrici, perché il jazzista non scopa". Infine un aneddoto sul suo primo approccio al jazz. "C'era la cantante di pianobar che faceva la bellissima canzone di Bruno Martino che era 'Estate'. Questo - ha rivelato - è stato forse il primo brano con degli accenni al jazz che ho imparato a suonare quando ero bambino". E l'ha suonata. A Luca Medici il conservatorio Umberto Giordano ha deciso di attribuire questo riconoscimento ritenendolo "un artista capace di coniugare comicità ed eccellenti qualità musicali, - ha spiegato l'ente - valorizzandone in particolare una dimensione meno nota al grande pubblico ma profondamente radicata nel suo percorso professionale: quella di pianista jazz". (ANSA).

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