Cnr, i siti archeologici santuari viventi della biodiversità

Da pipistrelli a piante lo studio dei ricercatori italiani su People and Nature

(ANSA) - ROMA, 09 APR - I siti archeologici non sono solo luoghi di conservazione del passato ma anche santuari viventi della biodiversità. La rivista People and Nature pubblica la più ampia review attualmente disponibile in ambito scientifico sul rapporto tra archeologia e biodiversità: oltre 240 studi in più di 1400 siti archeologici in tutto il mondo. Il lavoro, realizzato dai ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, Antonio Romano (Cnr-IBE), Elisa Storace (Cnr-UVR), Diego Ronchi ed Elisa Dalla Longa (Cnr-ISPC) mette in evidenza come le aree archeologiche non siano soltanto luoghi di conservazione del passato, ma anche inaspettate riserve ecologiche che possono assumere un ruolo importante nella tutela della biodiversità. Molti siti archeologici sono rimasti relativamente invariati per lunghi periodi e questa limitata alterazione antropica ha favorito la presenza di rifugi biologici stabili: una parete romana assolata può ospitare specie vegetali xerofile, una tomba ipogea muschi, insetti e pipistrelli, mentre un muro greco o medievale può costituire rifugio per rettili termofili, molluschi, artropodi e piccoli uccelli nidificanti. I siti archeologici trattati vanno dalla media età della pietra (300.000-40.000 anni fa) fino ad alcune aree del XIX secolo; l'Italia risulta il Paese con il maggior numero di studi e siti esaminati. Tra le piante dominano nettamente le vascolari, mentre briofite, licheni e alghe risultano minoritari. Tra gli animali i rettili rappresentano il gruppo più studiato, seguiti da pipistrelli, uccelli, artropodi e mammiferi non volatori. Le implicazioni applicative riguardano direttamente la gestione del patrimonio culturale e sul piano culturale si aprono nuove possibilità di valorizzazione: percorsi botanici, osservazione faunistica, pannelli ecologici, programmi educativi e visite stagionali dedicate possono ampliare il tempo di permanenza dei visitatori e diversificare il pubblico. I monumenti, in quest'ottica, non sono soltanto documenti del passato: sono spazi viventi, capaci di produrre conoscenza scientifica, tutela ambientale e nuova narrazione culturale. (ANSA).

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