Consulta, insindacabili le affermazioni di Renzi su nomina al Dap e 'Tempa Rossa'

(ANSA) - ROMA, 23 FEB - Non ci sarà alcun processo per diffamazione aggravata davanti al Tribunale di Potenza a carico del senatore Matteo Renzi, leader di Italia Viva, querelato dall'ex capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Francesco Basentini per le affermazioni fatte dall'ex premier nel corso della trasmissione tv 'Non è L'arena' del 29 maggio 2022. Lo ha deciso la Corte Costituzionale che ha respinto il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Tribunale di Potenza nei confronti della deliberazione del Senato del sette maggio 2024 con la quale erano state dichiarate insindacabili alcune dichiarazioni rese da Renzi durante il programma condotto da Massimo Giletti. In particolare, Renzi aveva criticato la gestione delle carceri durante la pandemia, con numerose scarcerazioni, e la nomina dello stesso Basentini, fatta dall'allora Guardasigilli di M5s Alfonso Bonafede, dopo l'indagine potentina 'Tempa Rossa' nella quale - aveva detto Renzi riferendosi al magistrato -"partendo da una presunta ipotesi di reato è stato protagonista di un buco nell'acqua e come premio è andato al Dap". La Consulta ha condiviso la deliberazione di Palazzo Madama in base alla quale le parole espresse da Renzi "costituiscono opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione". Il Senato, su richiesta del senatore Renzi, aveva dichiarato la insindacabilità delle opinioni da lui espresse, ritenendo che le stesse trovassero copertura in quanto affermato dallo stesso Renzi il 20 maggio 2020 nel corso della discussione parlamentare sulle mozioni di sfiducia individuale proposte nei confronti del Ministro della giustizia dell'epoca Bonafede. Il Tribunale di Potenza ha contestato questa decisione, ritenendo che tra le dichiarazioni fatte da Renzi in sede parlamentare, e le affermazioni rilasciate nel corso di 'Non è L'Arena' in epoca successiva, non fosse ravvisabile quella corrispondenza di contenuto che, nella giurisprudenza della Corte costituzionale, consente di ritenere le opinioni espresse al di fuori del Parlamento insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. La Consulta ha dichiarato non fondato il ricorso del Tribunale di Potenza in quanto tutte le dichiarazioni di Renzi, concernenti la nomina di Basentini a capo del Dap, la gestione delle carceri nel periodo della pandemia e la conduzione di una inchiesta da parte del medesimo magistrato, considerate nel loro complesso, "devono ritenersi riconducibili alla funzione di indirizzo e controllo del Governo, e in particolare del singolo ministro; funzione che appartiene al Parlamento e a ogni suo componente". La Corte Costituzionale ha infine ritenuto le medesime dichiarazioni "espressive della funzione di informazione nei confronti dell'elettorato e di assunzione di responsabilità politica per le scelte compiute, anch'essa propria del mandato parlamentare ai sensi dell'articolo 67 della Costituzione, che della prerogativa dell'insindacabilità delle opinioni costituisce il fondamento primo e il limite". (ANSA).
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