Don Ciotti, la memoria non può andare in prescrizione

(ANSA) -TORINO, 21 MAR- "I protagonisti sono i familiari delle vittime innocenti della violenza criminale e mafiosa. L'80% di loro non conosce la verità. E ancora ieri questo grido che si è alzato del diritto a sapere, a sapere, perché l'omertà uccide la verità ma anche la speranza e la giustizia. Il diritto alla verità è importante e fondamentale e per fare questo è necessario scuotere un pochettino di più ognuno per la propria parte, perché la memoria non può andare in prescrizione". Così don Luigi Ciotti ai cronisti in piazza Vittorio Veneto a Torino, a margine della manifestazione per la Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. "L80% - ha aggiunto - è un numero impressionante in Italia, culla della civiltà che non conosce la verità. E poi soprattutto Libera del lavoro l'ha fatto nelle scuole, l'ha fatto nel territorio, nelle associazioni. Abbiamo varcato i confini perché Libera è molto presente in tutta Europa oggi. Libera è presente in America Latina, Libera è presente in 22 Stati dell'Africa. Perché si è contaminato e qui ci sono anche delle delegazioni di persone, anche di familiari che arrivano da altri paesi del mondo. L'esperienza italiana quindi ha contagiato, ha contagiato positivamente. Se pensate che il 13 febbraio qui a Torino, da tutte le parti d'Europa, c'è stato un incontro di tutti i rappresentanti di tutte le conferenze episcopali, la Chiesa cattolica in questo caso, sul tema della criminalità e delle mafie. Anni fa non l'avremmo mai pensato. Ora bisogna però scuotere la gente, le persone. Ci sono dei momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo morale e una responsabilità civile. Noi di fronte la violenza, l'illegalità, la corruzione, le mafie non dobbiamo tacere. È una responsabilità educativa, culturale e di richiesta di politiche sociali. Grazie al lavoro di magistrati e di forze di polizia: molti li ricordiamo anche tra le persone uccise dalla mafia perché facevano bene fino in fondo la loro parte". (ANSA).
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