Donna iraniana a pacifisti 'Perché siete stati in silenzio con 40.000 morti?'

(ANSA) - FIRENZE, 01 MAR - Un'attivista iraniana esule a Firenze ha affrontato da sola un corteo di pacifisti sui lungarni rimproverandoli del loro silenzio sulla repressione degli ayatollah e di essere, invece, oggi a manifestare contro l'intervento militare degli Usa. "Ora vi voglio dire una cosa io", ha detto Leila Farahbakhsh, fermando la prima fila del corteo che stendeva una lunga bandiera della pace. "Come avete potuto restare in silenzio", ha urlato, quando "il regime iraniano in due giorni ha chiuso Internet e ha ucciso 40.000 persone e 53.000 persone sono in arresto e sono sotto tortura. Dove eravate?". "Le donne in Iran sono sotto violenza, 10.000 persone accecate, voi dove eravate?", ha anche detto, urlando, Leila Farahbakhsh ai pacifisti a Firenze. "Eravate in piazza quando organizzavamo noi" le manifestazioni?, "Non avete mai organizzato voi, e ora siete qua per dire cosa? Per dire che il popolo iraniano ha chiesto aiuto? Per quale motivo ha chiesto aiuto?". "L'America ha aiutato il popolo iraniano" "non potete fare un presidio". "Tutti gli iraniani che partecipano a questo presidio", ha anche detto rispetto ad alcuni che sarebbero stati presenti al corteo, "non hanno famiglia in Iran, sono scappati dall'Iran", mentre "le nostre famiglie sono in Iran sotto il fuoco del regime iraniano", ha aggiunto la donna che vive a Firenze da 15 anni ed è un'attivista dell'Associazione mondiale 'Donne, vita e libertà'. "Da quattro anni non posso rientrare nel mio Paese". Quando è stata invitata a calmarsi e ad allontanarsi dalla Digos, ha affermato: "Fatemi parlare, sono una donna iraniana e ho diritto di parlare". C'è stato poi un breve battibecco con alcuni manifestanti. Il corteo era promosso da Arci ed hanno aderito varie sigle. Qualcuno le ha replicato "noi qui siamo in piazza col popolo iraniano". Poi, a parte, Leila ha spiegato ai cronisti che al presidio "qua ci sono pochissimi iraniani che hanno fatto la Rivoluzione. Sono presenti con la loro famiglia qua" a Firenze "ma non hanno nessuno in Iran, ma da comfort zone" in Italia "vogliono decidere del destino del popolo iraniano". (ANSA).
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