E-R contro il Governo sulla scuola, 'benefici tagliati' e fa ricorso alla Consulta

"La leale collaborazione tra istituzioni non può trasformarsi in un rapporto gerarchico"

(ANSA) - BOLOGNA, 24 GIU - La Regione Emilia-Romagna "ha depositato un ricorso alla Corte Costituzionale contro l'articolo 18, commi 4 e 5 del decreto legge 19 del 2026, nella parte in cui riserva determinati benefici alle sole Regioni che hanno adottato autonomamente il piano di dimensionamento scolastico 26-27, escludendo quelle in cui è intervenuto il commissariamento". Lo ha annunciato l'assessora alla Scuola Isabella Conti ieri rispondendo ieri in Assemblea legislativa nel question time alla consigliera dem Alice Parma che chiedeva conto delle criticità relative ai posti vacanti per il personale docente. Conti ha sottolineato che l'esclusione delle Regioni commissariate da quel decreto "è intollerabile, perché si stanno facendo distinzioni e si va contro i principi costituzionali con una concezione verticale di potere che va a gravare sui cittadini. Occorre garantire a tutti gli studenti gli stessi diritti e le stesse opportunità altrimenti non possiamo dirci una Repubblica democratica". Nel decreto sono previsti, per esempio, 19 milioni di euro per l'attivazione di incarichi temporanei di personale amministrativo, tecnico e ausiliario. "L'idea che lo Stato possa usare servizi pubblici e i diritti degli studenti come strumenti di premio o di castigo nei confronti delle autonomie territoriali è intollerabile — le parole dell'assessora riportate dall'edizione locale del Corriere della Sera — La scuola non può diventare uno strumento di rappresaglia politica, perché quel decreto sta distinguendo tra amministrazioni considerate obbedienti e amministrazioni che hanno espresso dissenso". Questa, come ha ribadito, "è una logica estranea alla cultura costituzionale, alla cultura repubblicana, perché la Costituzione non riconosce cittadini di serie A o di serie B a seconda dei rapporti tra governo e Regioni". Il rischio per Conti è quello di vedere una compressione dei diritti delle nuove generazioni: "La leale collaborazione tra istituzioni non può trasformarsi in un rapporto gerarchico basato su premi e sanzioni, perché una Repubblica democratica non premia l'obbedienza e non punisce il dissenso, ma garantisce a tutti gli stessi diritti — la conclusione dell'assessora — Quando il potere usa i diritti per la ricompensa all'obbedienza, la cittadinanza diventa sudditanza e questo è un pericolo per tutta la democrazia". (ANSA).

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